
Armin Barducci x Eris Edizioni
Eris Edizioni, pochi giorni fa, ha annunciato Giochiamo insieme?, il nuovo volume della collana Gatti sciolti, fumetti senza peli sulla lingua. Una bellissima sorpresa, non solo per il ritorno di Armin Barducci sulle pagine di Eris, ma anche perché il fumetto è stato realizzato a quattro mani con sua figlia Zoe, di 7 anni. “Insieme ci racconteranno quanto si divertono a inventare, scrivere e disegnare storie”, come scrive la stessa casa editrice di Torino sui propri canali social. In attesa di gustarci questo nuovo, particolare e già emozionante Gatto sciolto, la domanda sorge forse spontanea: chi è Armin Barducci?
Nato a Bolzano nel 1976, Armin Barducci è una delle figure di spicco nel mondo fumettistico italiano. Nonostante le innumerevoli pubblicazioni per varie case editrici, non ha mai smesso di dedicarsi all’autoproduzione. Attualmente è alla guida del gruppo Unterins, e sui canali social è possibile trovare alcune delle sue ultime creazioni (come il “Ma io non so cosa fare non mi viene in mente niente – piccola guida per persone (momentaneamente) prive di idee”, un kit di emergenza creativo).
“Tra i suoi molteplici lavori si occupa anche di formazione creativa tramite l’insegnamento e i laboratori di fumetto per qualunque fascia d’età e di estrazione sociale. Inoltre, realizza grafiche, illustrazioni e si occupa di Visual-Storytelling a livello internazionale.” (biopic dal sito di Eris Edizioni).
Ho imparato a conoscere ed amare Armin Barducci grazie ai seguenti fumetti, tutti editi da Eris Edizioni:
- Misantromorfina (novembre 2014),
- Tales of an Imaginary Deadman (settembre 2020)
- Fieser Wixer (settembre 2024).
Misantromorfina e Fieser Wixer
Parlarne singolarmente o in ordine di pubblicazione sarebbe scomodo e limitante. Dopotutto, Fieser Wixer non è altro che il sequel diretto di Misantromorfina. È naturale quindi approfondirli insieme, in quanto condividono lo stesso universo narrativo e stile di disegno.
Non conoscevo Armin prima di Misantromorfina, quindi l’acquisto del fumetto è stato guidato da due fattori: la cover (un ragazzo col cappuccio e con lo sguardo torvo? Ehi, ma sono io!) e il titolo. La “misantropia” viene definita come l’odio generale, il disprezzo e la sfiducia nei confronti della specie e del comportamento umano. Il “misantropo” è quindi la persona caratterizzata da una perenne incapacità di inserirsi nei rapporti sociali con la conveniente partecipazione e cordialità. A questo concetto si aggiunge “morfina”, il narcotico che inibisce i neuroni che partecipano alla partecipazione del dolore. Questi due concetti, insieme, rievocano l’idea che l’odio stesso sia una dipendenza, e che l’antipatia e l’astio siano degli strumenti con cui sopravvivere e affievolire le proprie sofferenze. In fondo, questo è uno dei meccanismi sociali più comuni, tanto nell’adolescenza quanto nell’età adulta. Il malessere sociale che si trasforma in rabbia e sfogo. L’odio che diventa un sentimento più forte dell’amore. È meglio far soffrire gli altri che noi stessi, no?


E Misantromorfina è esattamente questo: “il racconto feroce e surreale di un gruppo di amici che non può vivere senza farsi del male”. Il protagonista della storia non è solo Fieser Wixer (il ragazzo in copertina), ma l’intero gruppo di “amici” e personaggi che Armin Barducci decide di inserire nella storia. Una piccola comunità di ragazzi, ognuno con i propri pattern comportamentali negativi e malsani, e ognuno impegnato, quasi disperatamente, a cercare un briciolo di serenità. Che sia a discapito di qualcuno o qualcosa, poco importa. Tutto pur di colmare il senso di inappagamento nel proprio piccolo e merdoso quartiere/universo.
Ogni personaggio creato da Armin ha una propria storia da raccontare, ed è possibile ritrovare tante e diverse dinamiche che contraddistinguono i rapporti umani. L’odio violento e volgare di Fieser Wixer rimane una costante per tutto il fumetto, espresso sia fisicamente che verbalmente. Le sue azioni, però, avranno delle conseguenze, che porteranno ad un finale decisamente brutale e sconcertante.


Ho dovuto attendere anni prima di vedere “tornare in vita” Fieser Wixer, nell’omonimo sequel pubblicato, sempre da Eris Edizioni, nel 2024. Ben 10 anni dopo, Armin Barducci riprende la storia di Misantromorfina esattamente da dove l’aveva lasciata. Con questo seguito diretto, ci si aspettava forse un ciclo di redenzione, una crescita formativa o un cambio di rotta nella vita di Ivan (il vero nome di Fieser Wixer che in “tedesco significa: stronzo bastardo”). Ma non succede niente di tutto ciò. Anzi: il protagonista si scontra con una triste realtà, in cui il mondo e i suoi amici sono andati avanti senza di lui. Ivan è vittima assoluta del proprio odio, del proprio isolazionismo e degli eventi finali di Misantromorfina. Da solo, con il proprio disprezzo e il proprio astio. Fieser Wixer è la perfetta e coerente conclusione del ciclo aperto nel 2012.


Concludiamo questa prima parte specificando che Misantromorfina è un brossurato da 17×24 cm, mentre Fieser Wixer è stato pubblicato per la collana Gatti sciolti, nel classico formato 10,5×14,8. Lo stile di disegno è facilmente riconoscibile, caricaturale e “semplicistico”, adatto a tutt*. Come il linguaggio usato, anche i disegni sono espliciti e realistici. Le illustrazioni libere che si intervallano durante la storia sono una chicca in più da sottolineare.
Tales of an Imaginary Deadman
“Signor Leitmotiev. Lei è consapevole che questa storia è completamente sconclusionata? Il lettore non riesce ad affezionarsi ai personaggi. Lei salta da un tipo di narrazione all’altro senza alcun filo logico. Il ritmo non è costante. Così facendo spinge il lettore al fraintendimento. Sinceramente trovo questa sua tesi inqualificabile e non all’altezza dello standard di quest’accademia. Quindi abbiamo deciso di darle 101 su 110. Così può entrare nelle liste per insegnare. Le abbiamo fatto un regalo.”
Citazione tratta dal volume principale. Son le parole di un professore dell’Accademia ad un ragazzo che presenta la propria tesi-fumetto dal titolo Evergreen Manhunter. Parole che potremmo tranquillamente e decisamente associare a Tales of an Imaginary Deadman. Solo che il regalo ce l’ha fatto Armin Barducci a noi.
Con Misantromorfina e Fixer Wiser abbiamo conosciuto un lato di Armin Barducci, sia dal punto di vista stilistico che narrativo (temi sociali, rapporti umani, uno stile ben definito, etc.). Ma, con TOAID, l’artista osa e sperimenta, mostrando al lettore tanto il suo potenziale quanto la sua versatilità. Armin Barducci crea un’avventura all’avanguardia, che mi ha divertito, disorientato e sorpreso come fossi un bambino. Un continuo, ironico e stimolante gioco con sé stesso con il lettore.
TOAID è composto da 4 fumetti: Teghe, Rest in space, Tossico e un’altra storia e Etakan Api – The Evergreen Hunter. Tutti differenti per stile, contenuti e formati (i primi due brossurati, gli ultimi due spillati).
Teghe & Rest in Space
Teghe è il volume principale, che, paradossalmente e scherzosamente, riprende contenuti presenti anche negli altri fumetti che compongono il cofanetto di TOAID. Al suo interno, infatti, è possibile ritrovare sia intere pagine di Rest in Space che personaggi che rivedremo anche negli spillati. È quindi il fumetto che funge da struttura principale, completo anche dal punto di vista stilistico. Armin Barducci, infatti, mette in scena qualunque pattern narrativo conosciuto. Dai viaggi nello spazio (Rest in Space, appunto) alle avventure GDR, dalle “dinamiche Avventure del Colonnello Firlefans” agli scenari post-apocalittici. Invece, la mini-storia finale di Teghe riprende il primo racconto, riportando il lettore al punto di partenza. Un gioco, quello del “ciclo narrativo”, che Armin fa anche in Rest in Space.




Rest in Space è il racconto completo di una delle diverse storie presenti in Teghe. L’avventura dei due astronauti ha qui un inizio ed una fine. Ma solo apparentemente. Perché, come in Teghe, Armin Barducci scherza sul concetto di ciclicità, con una narrazione che termina esattamente da dove era cominciata. Lo stile è differente rispetto al classico standard con cui l’artista ci aveva abituati. Armin si adatta alle atmosfere da viaggio nello spazio e, con un disegno sequenziale, dà alla luce ad un viaggio quasi muto, spietato e bizzarro.


Etakan Api – The Evergreen Hunter & Tossico e un’altra storia
Etakan Api – The Evergreen Hunter è, così a caso, sia il sequel/spin-off di una storia di Teghe che il “reboot di un remake delle prime 6 pagine di un ‘opera originale”. Uno spillato, con un’impronta artistica completamente differente: si gioca sul digitale, sul collage, sui meme e sulla cultura dell’internet. Armin Barducci cambia font e stile narrativo, per creare una storia molto divertente che scommette sul nonsense più assoluto. Assurdo e irriverente, è il fumetto che forse scherza maggiormente con il lettore. Non contento, l’artista chiude il racconto con un collegamento al capitolo “da qualche parte su B-612 sia su Teghe che su Rest in Space”. Che poi questo capitolo sia presente solo in Teghe, è un dettaglio, visto quanto siano collegati tutti i suoi fumetti.


Tossico e un’altra storia è il secondo spillato e, anch’esso, è sia uno spin-off di Teghe che di Fieser Wixer! Un mind-blowing, vero e proprio. Il tossico protagonista della storia, è, infatti, uno dei personaggi principali illustrati nel Gatto Sciolto. Il lettore che ha già letto Fieser Wixer vivrà una determinata situazione dal punto di vista del tossico, in quelle che saranno le prime due storie dello spillato. Un dettaglio divertente è che Armin inserisce in Tossico anche un altro personaggio che, invece, vedremo solo in Teghe. Per quanto riguarda “un’altra storia”, beh..è proprio un’altra mini-storia a caso. In tutte e tre i racconti, Armin torna al suo stile “originario”, visto anche negli altri fumetti citati in questo articolo.


Da nostra politica vaga abbiamo provato ad evitare spoiler sui contenuti. Vi consigliamo quindi di entrare nel mondo immaginario di Armin Barducci, perché non rimarrete affatto delusi.
La tua fonte vaga di fumetti!





