
Emanuele Cantoro – Tributo Vago
Introduzione
Ho conosciuto Emanuele Cantoro prima come editore, fondatore e direttore di Profondissima Press, una delle realtà indipendenti più fresche e lungimiranti del panorama italiano. Ma col tempo ho imparato a conoscere anche l’altro Emanuele, quello più intimo e viscerale, ovvero il fumettista, l’artista che disegna come se scavasse dentro sé stesso. Questo tributo nasce da lì: dal desiderio di restituire qualcosa di quel mondo fragile, coraggioso e vibrante che Emanuele costruisce tavola dopo tavola.
Emanuele è nato a Roma nel 1997 e si è formato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, un percorso che ha segnato la sua ricerca artistica e visiva. La sua carriera, come spesso accade, è iniziata con le autoproduzioni: piccoli esperimenti narrativi e visivi in cui ha cominciato a mettere alla prova il proprio linguaggio. Fin da allora emergeva la sua tendenza alla sperimentazione, non solo nel tratto, ma anche nella struttura narrativa. Le sue storie si muovono tra due polarità: da un lato la leggerezza e il gioco, la voglia di divertirsi e divertire il lettore; dall’altro la profondità emotiva, la necessità di raccontarsi e di esporsi senza veli.
Nel suo disegno si percepisce un’evoluzione continua. Dalle prime prove più dense e nervose si arriva, con il tempo, a un tratto sempre più essenziale e raccolto. Non c’è mai un segno di troppo, semmai uno in meno, e proprio in quell’assenza si manifesta la sua precisione. Quel che può sembrare un gesto istintivo, viscerale, in realtà nasconde un grande studio delle tavole, una progettualità silenziosa che diventa parte integrante della sua poetica. È un disegno che vibra, che vive di movimento e di ritmo interno.
Grazie (Sigaretten, 2021)


Il suo primo libro, Grazie, pubblicato da Sigaretten nel 2021, è forse l’opera che più esplicitamente rivela il lato intimo e autobiografico di Emanuele. È un racconto che nasce da una ferita, da un evento traumatico (il terremoto di Amatrice), ma che utilizza la catastrofe esterna come specchio di un malessere interiore. In Grazie la natura che si spacca diventa l’immagine del disvelamento improvviso di ciò che si cercava di tenere sepolto.


È una storia romantica e struggente, che ruota intorno al legame con la madre, e che riesce a essere profondamente emotiva senza mai risultare stucchevole. Emanuele racconta con pudore, ma anche con la necessità di mostrare, di trasformare il dolore in forma. La parte finale del racconto è l’emblema di questa delicatezza, mostrando la risoluzione in maniera giocosa e leggera, senza ulteriore carico. Già qui si intravede la sua capacità di rendere il quotidiano un atto poetico.
Cavaliere Paolo (Profondissima Press, 2024)


Con Cavaliere Paolo, pubblicato nel 2024 da Profondissima Press (dopo essere nato come webcomic sul suo sito), Emanuele cambia completamente registro. L’opera fa parte della collana Bivacco e rappresenta il volto più giocoso, ironico e al tempo stesso concettuale del suo lavoro.
Cavaliere Paolo è ambientato in un presente distopico, narrato attraverso le ricerche di un fantomatico archeologo, Tony Pess, che documenta la rinascita di nuovi popoli dopo la catastrofe del 2022. È un racconto che mescola immaginario medievale e linguaggio contemporaneo, realismo e meme culture, epica e ironia. Emanuele gioca con il linguaggio, intreccia gerghi e registri, creando un universo dove l’assurdo diventa plausibile.
Il tratto qui raggiunge una purezza essenziale: Emanuele toglie tutto ciò che non serve e lascia che il segno diventi veicolo del ritmo narrativo. La struttura a capitoli, il formato verticale del webcomic – mantenuto anche nell’edizione cartacea con una rilegatura a spirale sfogliabile dall’alto verso il basso – contribuiscono a un’esperienza di lettura dinamica e immersiva. È un’opera che diverte, e che trasforma la leggerezza in un esercizio di forma.
Les Moutons Veulent Du Sel (Ça et Là, 2025)


L’ultima opera, Les Moutons Veulent Du Sel, segna un nuovo capitolo nel percorso di Emanuele. Pubblicato nel 2025 dalla casa editrice francese Ça et Là, nasce durante una residenza artistica alla Maison des Auteurs di Angoulême, e rappresenta la piena maturità del suo linguaggio.
La storia segue Christian, un ragazzo che vive in un contesto familiare fragile e disgregato. Il padre assente, la madre esausta, il fratello e un gruppo di amici che diventano l’unico rifugio possibile: intorno a lui si muove un mondo che sembra quieto, ma che in realtà è sul punto di sgretolarsi da un momento all’altro. Non accade nulla di così “straordinario”, eppure andando avanti tutto precipita, repentinamente, come in un domino.
In questo racconto dal respiro neo-realista, Emanuele affida quasi tutto alla narrazione visiva: non spiega, ma mostra. Lascia che siano i corpi, gli sguardi, i gesti a raccontare. Il tratto è nervoso, mobile, pulsante, come se le figure non riuscissero mai a stare ferme. I contorni sembrano riscritti più volte, cancellati e ripassati, fino a ottenere un effetto di movimento continuo, quasi un respiro grafico. È una storia sulla crescita forzata, sulla perdita dell’innocenza, ma anche sulla ricerca ostinata della pace in un mondo che non la concede. Ma anche qui Emanuele riesce a inserirci del “gioco”, anche quando tutto si fa pesante e drammatico, in una scena surreale e simbolica che apre alla risoluzione finale.
Conclusione
Riflettendo su Emanuele, mi rendo conto che ciò che più mi colpisce nel suo lavoro è la coerenza nella ricerca. Ogni opera, pur diversa, è parte di un unico percorso: quello di un autore che non smette mai di interrogarsi sul segno, sul racconto, sul modo stesso di guardare.
Ho sempre apprezzato il suo lavoro editoriale, il coraggio con cui ha fatto di Profondissima Press un laboratorio aperto, uno spazio per nuove voci, ma come fumettista Emanuele è capace di un’intensità rara. È un artista che unisce rigore e libertà, che gioca e sperimenta, ma senza mai perdere di vista la sincerità del gesto.
Leggendo le sue opere, ho la sensazione che Emanuele stia ancora scavando in cerca di qualcosa. Forse il suo tratto, così essenziale, così inquieto, è proprio questo: una forma di speleologia dell’anima, un modo per scendere sempre un po’ più in profondità, con leggerezza, ma senza paura.
La tua fonte vaga di fumetti!


















