
I Kill Giants & Sergente Immortale – Le opere di Joe Kelly e J. M. Ken Niimura
I Kill Giants
I Kill Giants è una delle mie mini-serie americane preferite, nonché uno dei prodotti Bao Publishing più amati. Il tipico fumetto che consiglierei a chiunque, nessuno escluso.
Composta da 7 capitoli, la serie è stata pubblicata da Image Comics tra il 2008 e il 2009. Qualche anno dopo, Bao edita l’opera in Italia riunendo gli issues in un unico volume, di cui usciranno tre edizioni: regular, variant di Zerocalcare e Titan, che si differenzia dalle altre per i contenuti extra e la copertina che richiama l’adattamento cinematografico diretto da Anders Walter.
Il fumetto, scritto da Joe Kelly e disegnato da Josè Maria Ken Niimura, ha collezionato premi sia in patria (Best Indie Book of 2008 di IGN) che in Italia (Premio Gran Guinigi per la miglior sceneggiatura nel 2011).
Joe Kelly era già noto nel mondo fumettistico, essendo scrittore e disegnatore di alcune storie Marvel (es. Deadpool, X-Men) e DC (come JLA e Green Lantern), nonché membro del gruppo creativo che ha dato vita alla serie Ben 10. Al contrario, per Niimura, artista giappo-spagnolo, I Kill Giants ha rappresentato il trampolino di lancio della sua carriera, essendo la sua prima importante pubblicazione. Successivamente, Niimura vincerà il premio Eisner Award “Best Digital Comic” nel 2019 per il suo Umami, fumetto di cui è autore completo.
Ma perché questo fumetto è tanto amato da critica, fans e fumettisti?
I Kill Giants unisce in sé le caratteristiche del romanzo di formazione e del genere fantasy. La protagonista, Barbara Thorson, frequenta la 5° elementare, ed è la tipica “geek-nerd” e “outsider”: non ha amici, vive costantemente in un mondo di fantasia, ed è convinta che i giganti siano reali, e che sia sua responsabilità fermarli. Realtà e fantasia si uniscono così in un equilibrio precario, e l’esperienza stessa del lettore è filtrata dal punto di vista della protagonista.
Solo proseguendo con la storia, e andando incontro ai capitoli finali, scopriamo la ragione ed il motivo per il quale Barbara vive in questa ossessione fantasy: un meccanismo di difesa, un modo per proteggere sé stessa da un trauma che non è capace di gestire. Il mondo della fantasia diventa un rifugio in cui sentirsi sicuri, imbattibili, capaci di superare qualsiasi difficoltà; un universo in contrasto con la realtà, in cui il sentimento di impotenza è primario e sovrastante. Il climax finale, oltre ad essere rivelatorio, è estremamente commovente ed emozionante.
Ho apprezzato la sceneggiatura, la caratterizzazione e il design dei personaggi (Barbara iconica), e il tratto fresco di Niimura. Bellissima lettura.
Sergente Immortale
Sergente Immortale è una serie scritta da Joe Kelly e disegnata da J.M. Ken Niimura, nonché la seconda opera prodotta dal duo dopo I Kill Giants. Dopo quasi 15 anni dalla loro prima collaborazione, i due artisti tornano insieme per raccontare una nuova emozionante storia. Anche questa serie, composta da 9 capitoli, è stata pubblicata in America da Image Comics, e successivamente edita in Italia da Bao Publishing in un unico volume.
Se in I Kill Giants l’autore si era focalizzato sulla battaglia personale di una giovane ragazza contro i propri traumi (compresa la capacità di elaborare le proprie paure e dolori), in Sergente Immortale Joe Kelly decide di dedicarsi ad un altro grande tema: il rapporto tra padre e figlio.
La graphic novel segue la storia di Jim Sargent, poliziotto di lunga carriera, ossessionato da un vecchio caso di omicidio; a fronte del suo pensionamento, il sergente deciderà di chiudere i conti con il passato, trascinando nella propria avventura-crociata personale il figlio, Michael, in occasione del compleanno di quest’ultimo. Dal punto di vista narrativo, dunque, si conferma quella struttura già impiegata in I Kill Giants: utilizzare una “storia d’avventura” per approfondire tematiche più importanti, intime e personali. La ricerca del colpevole e la storia di vendetta-riscatto personale è coinvolgente ed interessante, ma l’aspetto narrativo più importante e rilevante è proprio il legame tra padre e figlio, e quel confronto tra due mondi così distanti e così incomprensibili fra loro.
In Sergente Immortale viene illustrato quel tipico rapporto che accomuna molti della nostra generazione: tra noi e i nostri padri c’è quasi un abisso culturale, dovuto all’evoluzione repentina della tecnologia e dei modelli d’istruzione. Da una parte, i padri cresciuti col minimo necessario, in un ambiente scolastico severo (con le famose punizioni fisiche), costretti ad adattarsi alla cultura del lavoro fin dalla giovane età, senza distrazioni futili. Dall’altra, la “generazione delle mille possibilità”, cresciuta con Tv, telefono e social media, maggiormente consapevole del mondo esterno, come anche dei propri sentimenti e delle proprie paure (tanto da esser la generazione vittima per eccellenza di ansia sociale, depressione e solitudine). Due mondi distinti, che non sempre riescono ad entrare in contatto, conoscersi ed apprezzarsi a vicenda.
Nella seconda opera del duo Kelly-Niimura, abbiamo quindi il classico padre aspro, che non esprime le proprie emozioni, ma che si mette all’opera quando c’è da risolvere un problema, e il classico figlio nerd, incapace nelle cose pratiche e che non si sente all’altezza delle situazioni. L’avventura padre-figlio, come anche la “risoluzione del caso”, avrà un finale particolarmente emozionante, dimostrando, ancora una volta, le doti di Joe Kelly come sceneggiatore.
Per quanto riguarda l’aspetto visivo, invece, Niimura conferma quanto fatto in I Kill Giants, a dimostrazione di quanto abbia consolidato il proprio tratto durante gli anni. Il suo disegno “orientale-contaminato” e le soluzioni a single e double page sono interessanti e capaci di esprimere l’atmosfera della storia e la continua altalena tra scene comiche e drammatiche.
Se dovessi scegliere tra I Kill Giants e Sergente Immortale, sceglierei indubbiamente il primo, sotto ogni punto di vista. Ma ciò non svaluta minimamente la loro seconda collaborazione, che, in un certo qual modo, poteva dare di più. E come si dice, non c’è due senza tre; speriamo in un terzo futuro lavoro a 4 mani!
La tua fonte vaga di fumetti!































