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Il Corvo – L’intima storia di James O’Barr

Nel parlare de Il Corvo, fumetto scritto e disegnato da James O’Barr, riporto le parole di John Bergin: “un giorno perderai tutto quello che hai. Niente ti potrà preparare per quel giorno, né la fede, né la religione, niente. Quando morirà qualcuno che ami, conoscerai il vuoto. Saprai cosa vuole dire essere profondamente solo. Non dimenticherai e non perdonerai. […] James ha scritto questo libro perchè era morto dentro, ma respirava ancora. Il Corvo ci arriva da un annullamento personale che va oltre dolore, sofferenza e parole. […] La più bella lettera d’amore che io abbia mai letto..un sogno, una visione, un luogo dove ritrovare qualcosa di perduto“.

Il Corvo è un libro autobiografico e personale, in cui O’Barr, con un forte senso di colpa ed un vuoto indescrivibile dentro di sé, decide di demonizzare la propria sofferenza e gli istinti di autodistruzione: “come un cartografo pazzo imbrattai la carta con inchiostro, guidato dalla rabbia. Se non c’era giustizia nel mondo, io ne avrai inventata una”.

Nella Galleria ho provato a “riassumere” quell’altalenante, emozionante e struggente viaggio tra estrema e cieca violenza contrapposta ai felici e malinconici ricordi che legano il protagonista/autore alla propria amata.

Concludiamo col sottolineare che “senza il Corvo, quella del fumetto indipendente sarebbe una spoglia terra desolata” (Steve Niles). L’opera iniziò la sua pubblicazione negli anni ’80, epoca in cui i fumetti erano stampati con web press, macchinario con innumerevoli limiti (es. lavorava solo con un numero pari di pagine e stampava solo in multipli di 16). O’Barr, dunque, dovette rimetter mano più volte ai capitoli, proprio per adattare l’opera alle funzioni della macchina, e moltescene e immagini originali non videro mai la luce. Tra l’altro, il primo editore era Caliber, neo-società con sede nel retro di un negozio a fumetti e con poca esperienza, e “nessun computer è stato usato per la realizzazione di questo libro; è tutto inchiostro su carta“.

Nessuno muore davvero finché è amato. E io so che, da qualche parte, “Shelly” sta sorridendo” (James O’Barr).

L’ultima edizione di Edizioni BD contiene alcuni inserti esclusivi e che, in realtà, erano destinati ad esserci già dalla prima stesura, ma che non furono inclusi inizialmente sia per motivi personali che per un fattore puramente tecnico (es. il segmento finale “Cavallo Lucente“, una metafora del senso di colpa di Eric e dell’autore stesso).

Non parleremo delle versioni cinematografiche, dall’ultimo inutile reboot alla prima versione con il compianto Brandon Lee, per concentrarci sull’opera originale e sulla tragedia personale dell’autore, che permea e caratterizza il fumetto. In generale, la differenza è lampante quando un’opera, letteraria o meno, viene scritta col cuore, e quando no. Nessun film, probabilmente, riuscirà mai a replicare quanto fatto su carta da O’Barr, e far risalire quel doloroso sentimento di frustrazione violenta mista a tristezza irrefrenabile.

La tua fonte vaga di fumetti!

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