Illustrazioni & Panels,  Manga & Manhwa

Le illustrazioni di Kentarō Miura – Berserk

Il capolavoro incompiuto di Kentarō Miura, oltre a rappresentare forse l’apice assoluto del suo genere, è considerato uno dei fumetti più ispirati e meglio realizzati di sempre, sia dal punto di vista artistico che narrativo. La serializzazione iniziò nel 1989, per poi subire un significativo rallentamento a partire dal 2006, a causa dei problemi di salute di Miura, che nonostante tutto riuscì a mantenere un livello qualitativo altissimo fino alla fine. Dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta il 6 maggio 2021, il testimone è passato a Kōji Mori e agli assistenti di Miura, che dal 2022 hanno il gravoso compito di portare avanti l’opera del loro maestro.

Nel post di oggi vorrei concentrarmi su una lettura critica spesso fatta dell’opera di Miura, cercando di affrontarla in modo sintetico, senza scivolare nei soliti pipponi, che su Berserk abbondano già ovunque. Anche se non in modo ufficiale, l’opera viene spesso suddivisa in tre grandi fasi narrative: Realista, Horror e Fantasy.

La fase Realista comprende il lungo flashback sulla giovinezza di Gatsu, il suo incontro con Grifis e la scalata all’interno dell’Armata dei Falchi Bianchi. Segue poi l’Eclissi — famigerata e traumatica — che segna il passaggio alla fase Horror, forse la più celebrata e iconica dell’intero manga. Infine, troviamo la fase Fantasy, che introduce un netto cambiamento nei toni e nelle ambientazioni, rompendo con le atmosfere cupe e oppressive che avevano caratterizzato Berserk fino a quel momento.

Al di là dei provocatori che sostengono che Berserk finisca con l’Eclissi, esiste una larga fetta di lettori convinta che con l’inizio della fase Fantasy ci sia stato un calo qualitativo. Tra questi, anche Leo Ortolani, che durante una talk all’ultimo Napoli Comicon ha affermato — da sceneggiatore — che Miura sembrava non avere più ben chiara la direzione della storia, finendo per “incartarsi” in una saga a suo dire troppo carica di elementi fantasy.

Su questo tema così dibattuto, credo però si nasconda una visione eccessivamente parziale da parte di molti fan, che tendono a identificare l’essenza di Berserk unicamente con le atmosfere angosciose, gotiche e disturbanti tipiche della fase Horror.

Personalmente, credo che questo tipo di critica nasca da un attaccamento profondo — e comprensibile — a un certo immaginario che Berserk ha saputo evocare con una forza straordinaria nella sua fase centrale: atmosfere gotiche, disperate, intrise di orrore e simbolismo. È una parte dell’opera talmente potente da cristallizzarsi, nell’immaginario di molti, come la vera essenza di Berserk.

Ma è proprio per questo che il passaggio alla fase Fantasy viene spesso percepito come un tradimento, o come una perdita di intensità: perché rompe con quell’immaginario, abbandona (almeno in parte) l’oscurità opprimente per lasciare spazio a qualcosa di nuovo. Eppure, a mio avviso, è in questa transizione che si gioca una delle scelte narrative più coraggiose e significative di Miura.

La fase Fantasy non rappresenta un semplice cambio di scenario, ma è lo specchio del percorso interiore di Gatsu. Se l’Eclissi aveva segnato la distruzione totale, del corpo, della fiducia e dell’identità, è proprio nei territori fantastici e nel viaggio che ne segue che Gatsu inizia a ricostruirsi. Lì nascono legami nuovi, si forma una compagnia non solo di guerrieri, ma di amici. È un’umanità ritrovata, che dà senso al cammino del protagonista e lo allontana, seppur temporaneamente, dalla spirale di vendetta cieca in cui era precipitato.

In parallelo, questo percorso mette in contrasto diretto la figura di Gatsu con quella di Grifis: mentre il secondo ha sacrificato tutto per ascendere attraverso il potere, il primo — con enorme fatica — sceglie la via dell’umanità, dell’empatia, della fiducia negli altri. È un ribaltamento sottile, ma potente.

In questo senso, la fase Fantasy non solo non è un passo indietro, ma è un momento fondamentale per comprendere il cuore tematico di Berserk: la possibilità, seppur fragile, di salvezza in un mondo devastato. E questa possibilità, Miura la racconta proprio lì, nel momento in cui smette di calcare il buio per aprirsi (almeno in parte) alla luce.

La tua fonte vaga di fumetti!

Lascia una risposta