Letture vaghe e veloci

Letture vaghe e veloci – Parte 16

Prosegue la rubrica dedicata alle letture brevi, vaghe ma soprattutto veloci. Abbiamo deciso di dare finalmente spazio a tutti quei fumetti – fanzine, piccole antologie, albi spillati, volumetti manga – troppo brevi per ricevere una recensione tradizionale in un articolo intero. La puntata di oggi spazia tra autoproduzioni ed editoria indipendente.

Kappa Notebook. Deep Water – Manuela Schiano

Tra le produzioni di Hollow Press, casa editrice che fa della cura editoriale uno dei suoi principali punti di forza, trovano spazio anche opere di piccolo formato come Kappa Notebook. Deep Water, realizzato da Manuela Schiano. Illustratrice e artista visiva, Schiano affianca al fumetto un percorso che attraversa anche il teatro, ambito nel quale lavora tra scenografia, regia, performance e progettazione di oggetti di scena. Un background che emerge con naturalezza anche nel suo modo di costruire le immagini.

Pubblicato in occasione di Lucca Comics & Games 2025, Kappa Notebook. Deep Water nasce dall’interesse dell’autrice per l’estetica del bondage giapponese e rappresenta il secondo capitolo della collana con cui Hollow Press raccoglie racconti erotici realizzati da autrici, dopo Tristitia di Perdita Lujuria.

Pur rientrando a pieno titolo nella categoria delle “Letture vaghe e veloci”, questo volume si distingue immediatamente per la sua veste editoriale. Il libro si presenta completamente nero: dalla copertina ai tagli delle pagine, fino agli interni, dove il bianco e nero domina ogni tavola. È una scelta che gli conferisce una forte presenza materica e che contribuisce a creare un’atmosfera densa, quasi ipnotica, ancora prima di iniziare la lettura. Ancora una volta Hollow Press dimostra quanto, nelle proprie pubblicazioni, la forma sia parte integrante dell’esperienza.

La storia segue una ragazza che, durante una visita a un lago, si imbatte in un kappa, creatura acquatica appartenente al folklore giapponese e tra gli yōkai più celebri della tradizione nipponica. Sarà proprio questa figura a trascinarla nelle profondità dell’acqua, dando vita a un incontro dai forti risvolti erotici, sospeso tra attrazione, inquietudine e desiderio.

Più che un fumetto da “leggere”, Kappa Notebook. Deep Water è un’opera da contemplare. L’assenza totale di dialoghi o testi conferma quanto il percorso dell’autrice sia profondamente radicato nelle arti visive: tutto passa attraverso la composizione delle tavole, il ritmo delle immagini e la forza evocativa del disegno. Il tratto di Manuela Schiano colpisce soprattutto per l’estrema cura dei dettagli e trova nel bianco e nero il contesto ideale per esprimersi. A impressionare maggiormente sono i volti, le anatomie e la fisicità dei corpi, elementi fondamentali in un fumetto erotico, qui restituiti con grande sensibilità e precisione.

Un’ultima considerazione riguarda inevitabilmente il prezzo di copertina, sensibilmente più elevato rispetto ad altre letture che raccogliamo nella rubrica. Una differenza che, a mio avviso, trova piena giustificazione: Kappa Notebook. Deep Water è uno di quei libri che conquistano non solo per ciò che raccontano, ma anche per come sono stati pensati e realizzati come oggetti editoriali.

L’arte di uccidere l’arte – Rocco Casulli

Rocco Casulli è un giovane autore esordiente che si è già fatto notare per la collaborazione al progetto indipendente A nuoto con gli squali di Gianluca Renzi e Giovanni Barbieri, di cui abbiamo parlato vagamente sul nostro sito. In quel caso, pur essendo parte attiva del team creativo, il suo ruolo si “limitava” alla componente artistica e visiva; con questa nuova autoproduzione, invece, Rocco si cimenta nel suo primo lavoro interamente personale.

Se dal punto di vista artistico Rocco ci aveva già colpito per la sua abilità nell’uso dell’acquerello, sia tradizionale che digitale, in questo caso la curiosità era soprattutto legata a come avrebbe gestito tutto il resto nel suo primo lavoro, dal titolo L’arte di uccidere l’arte. Trattandosi di una miniserie divisa in tre volumi, la foliazione (circa 60 pagine) è decisamente più vicina a quella delle autoproduzioni, pur scegliendo un formato più curato e vicino a quello di un volume d’editoria. Questo primo capitolo, così come i successivi due, è composto da tre ministorie accomunate dalla stessa protagonista, Gaia, ognuna dedicata a una diversa forma d’arte: in questo caso architettura, pittura e danza.

A causa di una diagnosi inaspettata (e inventata da Rocco) che porterà progressivamente Gaia alla cecità, la protagonista si ritrova costretta a fronteggiare vecchi fantasmi, oscillando tra la negazione e una durissima presa di coscienza della situazione. Una premessa narrativa che Rocco cerca di non enfatizzare troppo, riuscendo a giostrarsi tra leggerezza e delicatezza

L’impressione personale è che A nuoto con gli squali sia stata un’ottima officina creativa per Rocco, un progetto che gli ha permesso di sperimentare e affinare il proprio stile. È però sul piano del racconto che mi ha sorpreso maggiormente: si percepisce chiaramente quanto all’autore piaccia narrare attraverso impressioni e suggestioni, senza la fretta di mostrare gli eventi, ma soffermandosi su dettagli, paesaggi e sguardi. In queste pagine si intravede già una spiccata vena poetica, che rende questo esordio in solitaria particolarmente promettente e lascia presagire un futuro interessante, non soltanto dal punto di vista artistico.

Animal Denial – Émilie Gleason

Animal Denial è un piccolo spillatino realizzato da Émilie Gleason e pubblicato nel 2025 da kus!, piccola casa editrice indipendente fondata a Riga (Lettonia), e fa parte della celebre collana mini kus!, dedicata proprio alle letture vaghe e veloci!

Di questa incredibile artista belgo-messicana vi avevamo già parlato tempo fa con la recensione dedicata a Ted – Un tipo strano (edito in Italia da Canicola), opera che le è valsa nel 2019 il premio Rivelazione al Festival di Angoulême e il Prix BDZoom di Ginevra. L’autrice purtroppo rimane ancora oggi colpevolmente inedita in Italia e, per questo motivo, ho deciso di recuperare questo piccolo fumetto a uno dei banchetti di Just Indie Comics, che porta nel nostro Paese opere straniere ancora inedite.

In questo piccolo fumetto, Émilie Gleason mette in scena le disavventure di un ragazzo onnivoro alla disperata ricerca di un pasto a base di carne dopo essere stato a una festa con un buffet vegano. Durante il suo percorso si imbatterà in diversi interlocutor* (tra cui quella che sembra essere a tutti gli effetti la stessa autrice), ciascun* dei quali gli offrirà l’occasione di affrontare alcuni dei dibattiti e delle contestazioni più frequenti rivolte dagli onnivori alle persone che seguono un’alimentazione vegana. Il risultato è una sorta di piccola enciclopedia delle risposte più efficaci a obiezioni che, purtroppo, chi è vegano si trova ancora oggi a sentirsi rivolgere nella vita di tutti i giorni.

Anche in quest’opera, Émilie Gleason conferma il suo stile cartoonesco così peculiare: un tratto dai colori vivaci e apparentemente rassicuranti che, allo stesso tempo, non si tira mai indietro quando si tratta di rappresentare scene forti o particolarmente esplicite.

L’aspetto che ho trovato più interessante della lettura è però la scelta di ribaltare il punto di vista. Nel rispondere alle domande e alle obiezioni, soprattutto in relazione al discorso antispecista, l’autrice non sceglie come protagonista una persona vegana, bensì un onnivoro. Un espediente narrativo che ho trovato particolarmente riuscito, perché permette di spostare il focus e rende ancora più efficaci le riflessioni proposte.

Se vi capita di imbattervi in uno dei banchetti di Just Indie Comics, vi consiglio assolutamente di recuperare questa lettura.

Dolcissima Luisa – Sofia de Camillis

Poco prima di A Occhi Aperti, il festival di fumetto e illustrazione che ogni anno si svolge a novembre a Bologna, la mia attenzione è stata catturata da una giovanissima autrice: Sofia de Camillis. Sul suo profilo Instagram stava raccontando l’uscita della sua prima autoproduzione, Dolcissima Luisa, e la curiosità mi ha portato a cercarla durante il festival. Lì abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere e di parlare del progetto, nato nell’ottobre del 2025 a Torino, città dove Sofia frequenta il Master in Illustrazione e Graphic Novel della Scuola di Comics, con cui si è prodotta l’opera.

Ancora prima di iniziare la lettura, Dolcissima Luisa colpisce per la cura della sua veste grafica. La copertina, dominata da un delicato verde pastello, mette subito al centro la protagonista con un’espressione che lascia intuire come, forse, di “dolcissimo” ci sia meno di quanto il titolo voglia far credere. Una scelta cromatica semplice, ma molto efficace, che mi aveva già convinto a sfogliarlo.

Ed è proprio l’aspetto visivo a rappresentare, secondo me, il punto di forza del fumetto. L’opera alterna testi brevi e illustrazioni: sulla pagina di sinistra viene raccontata una situazione, mentre quella di destra la restituisce attraverso un’unica immagine. Sfogliando le pagine conosciamo Luisa, una bambina dai capelli rossi alle prese con la quotidianità tra scuola, amicizie e famiglia, fino all’arrivo della prima cotta. Quando scopre Matteo, il ragazzino di cui è innamorata, mano nella mano con un’altra bambina, iniziano ad affiorare emozioni contrastanti come gelosia, rabbia, senso di colpa e delusione.

Con un tratto che richiama l’illustrazione per l’infanzia e un tono sempre attraversato da una sottile ironia, Sofia de Camillis riesce a raccontare con leggerezza le prime esperienze sentimentali e il turbinio emotivo che le accompagna, senza mai perdere spontaneità.

Dolcissima Luisa è una lettura breve, ma capace di lasciare una piacevole impressione, soprattutto per la sensibilità con cui immagini e colori accompagnano il racconto. Un piccolo esperimento narrativo che mette già in luce una buona consapevolezza del linguaggio dell’illustrazione e dimostra quanto, anche in poche pagine, si possa costruire una storia semplice ma capace di suscitare emozioni.

Malessere e Disagio Editori (opere varie) – Stefano Testa

Da Stefano Testa, ideatore e curatore di Malessere e Disagio Editori, abbiamo ricevuto tre autoproduzioni: Corpi Estranei (#105), Bang Bang (#118) e Minaccia dallo Spazio (#224). Già dal formato emerge chiaramente l’identità del progetto: libretti essenziali, dal gusto volutamente artigianale, che rivendicano senza compromessi lo spirito più genuino dell’autoproduzione.

Ciò che rende davvero interessante il lavoro di Stefano Testa, però, è il processo creativo che sta alla base delle sue opere. Durante il periodo della pandemia, l’autore ha trovato nella tecnica del collage un modo per superare i propri limiti nel disegno, trasformando quella che inizialmente sembrava una difficoltà in una vera e propria cifra stilistica. Partendo da tavole e vignette tratte da fumetti classici, ritaglia, ricompone e per dare vita a storie completamente nuove. Il risultato non è una semplice operazione di citazionismo o di omaggio, ma un continuo gioco di rimontaggio che produce inattesi cortocircuiti narrativi, nei quali immagini e dialoghi, estrapolati dal loro contesto originale, assumono significati del tutto nuovi.

Conversando con l’autore, è emerso come questo approccio nasca anche dal piacere ludico del ritagliare e ricostruire le tavole, ma soprattutto dalla volontà di cercare una voce personale attraverso un uso inedito del linguaggio del fumetto. Ed è proprio questa ricerca che si percepisce sfogliando le sue pubblicazioni: racconti sospesi tra fantascienza, inquietudine e dimensione onirica, capaci di generare una costante sensazione di straniamento.

Tra le opere lette, Bang Bang è quella che mi ha convinto maggiormente. L’idea di intervenire sulle tavole originali eliminando la protagonista e sostituendola con altro estraneo al contesto funziona molto bene e rende evidente il potenziale di questo linguaggio. In Corpi Estranei ho apprezzato soprattutto la costruzione delle atmosfere e alcune intuizioni visive, come la rappresentazione lovecraftiana dell’antagonista, mentre Minaccia dallo Spazio, pur essendo quello che mi ha coinvolto meno nel suo complesso, si distingue per un finale fortemente evocativo e quasi visionario.

Quelli di Malessere e Disagio Editori non sono fumetti nel senso più tradizionale del termine. Nascono dal fumetto, ne smontano le regole e i materiali per ricostruire qualcosa di diverso, che vive a metà strada tra collage, sperimentazione artistica e narrazione. Alcuni esperimenti risultano più convincenti di altri, ma ciò che accomuna tutte queste opere è la costante volontà di esplorare nuove possibilità espressive. È un progetto editoriale decisamente originale, che merita di essere seguito e approfondito.

DRAW me a SONG – Elisabetta Martignetti (BE.TA)

DRAW me a SONG di Elisabetta Martignetti, in arte BE.TA, è una breve autoproduzione pubblicata nell’aprile 2025 che unisce musica, illustrazione e scrittura in un unico progetto. Ho acquistato questo piccolo spillato in occasione del Napoli Comicon, presso la Small Press Area, dove l’autrice condivideva il banchetto con Milena Mädler, di cui parleremo nella prossima puntata delle Letture vaghe e veloci.

Più che un fumetto nel senso tradizionale del termine, DRAW me a SONG è una raccolta di riflessioni personali ispirate alla musica. Ogni capitolo prende avvio da una breve introduzione, che anticipa il tema affrontato dall’autrice, per poi svilupparsi in una riflessione che spazia da esperienze intime a questioni sociali, toccando argomenti come femminismo, bullismo, accettazione di sé e omologazione.

A conclusione di ogni sezione viene indicato il brano musicale che ha ispirato quelle pagine, accompagnato da un QR code che permette di ascoltarlo durante la lettura. Accanto alla musica trova spazio anche la componente visiva: un’illustrazione in bianco e nero accompagna ogni riflessione, creando un dialogo tra immagini, parole e canzoni che costituisce il cuore dell’opera.

Si tratta di un lavoro sincero, onesto e profondamente personale, che nasce anzitutto dall’esigenza dell’autrice di esprimersi, ma anche dal desiderio di condividere con il lettore temi e sensibilità che le stanno particolarmente a cuore. L’impostazione rimane quella tipica di un’autoproduzione, pur senza rinunciare a una buona cura editoriale, evidente già dalla copertina.

Conoscendo anche altri lavori di Elisabetta Martignetti (Weird like Me), mi ha colpito l’evoluzione del suo stile. Rispetto alle opere precedenti, il segno appare oggi più essenziale, più surreale e in parte cartoonesco, una sintesi che il bianco e nero valorizza particolarmente.

Per gli obiettivi che si propone, DRAW me a SONG è un’autoproduzione convincente, capace di trovare una propria identità attraverso l’incontro tra musica, parole e immagini.

Le altre letture vaghe e veloci

Di seguito, i link per scoprire tutte le nostre letture vaghe e veloci:

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