
Letture vaghe e veloci – Parte 17
Prosegue la rubrica dedicata alle letture brevi, vaghe ma soprattutto veloci. Abbiamo deciso di dare finalmente spazio a tutti quei fumetti – fanzine, piccole antologie, albi spillati, volumetti manga – troppo brevi per ricevere una recensione tradizionale in un articolo intero. La puntata di oggi spazia tra autoproduzioni ed editoria indipendente.
Disgrazia d’amore – Liz Van Der Nüll
Recentemente il nome di Liz Van Der Nüll sta comparendo sempre più spesso sulle nostre pagine: autrice con cui abbiamo inaugurato il ciclo di presentazioni dedicato alle autoproduzioni, oltre a essere una delle voci presenti in SCHEGGE, l’ultima uscita di Sputnik Press. Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di conoscerla meglio e di apprezzarne sempre di più la visione dell’autoproduzione, di cui Disgrazia d’amore rappresenta un esempio particolarmente significativo.


La zine è realizzata nella maniera più semplice e immediata possibile: parole e disegni in bianco e nero stampati su fogli A4, piegati e appuntati senza alcun orpello. Una “scelta politica”, come la definisce la stessa Liz, per una raccolta di materiali prodotti tra il 2024 e il 2026, in cui ogni pagina vive autonomamente, senza una continuità narrativa, ma unita da una profonda coerenza emotiva. Probabilmente è la lettura più spartana, underground e istintiva passata finora su questa rubrica.
In Disgrazia d’amore Liz raccoglie frammenti, pensieri, dubbi, domande e brevi racconti di momenti vissuti: materiali che sembrano nascere da un’esigenza espressiva immediata e che, pur nella loro apparente dispersione, finiscono per comporre un ritratto sorprendentemente unitario. Ogni pagina è evocativa a modo suo e dialoga con il caratteristico tratto dell’autrice, grottesco e a tratti tetro, ma attraversato da un’ironia graffiante che arriva spesso all’improvviso, spezzando la malinconia con un sorriso amaro. È come se Liz scegliesse di mostrare la parte più disillusa di sé senza mai concedersi all’autocommiserazione, preferendo osservarla con lucidità e, quando possibile, persino prenderla in giro. A mio avviso, uno dei lavori che esprime più autenticamente cosa significa fare autoproduzione.


Peanutman Comics – Salvatore Giommarresi
La prima cosa che colpisce dello stand di Salvatore Giommarresi è senza dubbio il suo allestimento vivacissimo e coloratissimo, ricco di zine, illustrazioni e gadget di ogni genere. Una produzione, raccolta sotto il nome di Cabin Boy Studio, di cui avremo modo di parlarvi più approfonditamente in futuro. Oggi, invece, ci concentreremo su Peanutman Comics, una serie composta da tre zine – The Track, Grow Up e Pearis Mon Amour – dedicate al suo personaggio Peanutman. Tre storie che sintetizzano alla perfezione il lato grottescamente giocoso dell’autore.


La trilogia si apre con The Track, un viaggio che si trasforma in una disavventura quando Peanutman decide di mangiare alcune bacche selvatiche, finendo vittima di una “golosa” dissenteria. Si prosegue con Grow Up, in cui Giommarresi rilegge in chiave “arachidesca” il primo episodio di polluzione notturna del protagonista. Infine, Pearis Mon Amour chiude il trittico con un fumetto completamente privo di dialoghi, raccontando l’inizio di una storia d’amore. Non lasciatevi però ingannare dallo stile caricaturale: tutte e tre le storie condividono una messa in scena bizzarra e imprevedibile che, ciascuna a modo proprio, riesce a lasciare addosso una piacevole sensazione di straniamento.
Trattandosi di zine dal formato classico – con l’immancabile retro-poster nascosto tra le pagine – e dalla lunghezza contenuta, non avrebbe senso soffermarsi ulteriormente sul loro contenuto. Come di consueto nei suoi lavori, Giommarresi riserva un’attenzione particolare all’uso del colore, costruendo combinazioni mai banali e sfruttandone ogni sfumatura. È probabilmente questo l’elemento più riconoscibile della sua poetica, che continua comunque a distinguersi per la costante voglia di sperimentare nuove soluzioni espressive.
Il Narrasogni – Daniele Rizzo
Il Narrasogni è un fumetto di Daniele Rizzo, pubblicato da Carciofo Comics nella collana “The Musical Books”. Alla base dell’opera c’è un’idea ambiziosa: far dialogare immagini e audio in un’unica esperienza narrativa. Per realizzarla, l’autore si è avvalso della collaborazione di diversi artisti, coinvolti nei colori, nella copertina e nell’accompagnamento sonoro.


Il racconto attraversa realtà differenti, addentrandosi soprattutto in una dimensione onirica nella quale il protagonista veste i panni dell’“Osservatore dei sogni”. L’intento è restituire la natura assurda e imprevedibile dei sogni, dando forma a paure e inquietudini. Osservando quelle degli altri, il protagonista finisce inevitabilmente per confrontarsi con le proprie e intraprende così un percorso di espiazione e trasformazione personale.
Gli spunti non mancano, ma la successione degli eventi, alcuni aspetti del mondo onirico, determinati snodi della trama e lo stesso finale avrebbero forse meritato maggiore approfondimento e un ritmo più disteso. Va però considerato che, in questo caso, una narrazione più lunga e articolata avrebbe richiesto un lavoro altrettanto esteso e complesso sul versante sonoro, aspetto non secondario per un’opera realizzata nell’ambito dell’autoproduzione.
È proprio l’integrazione dell’audio a rappresentare l’elemento più distintivo di Narrasogni: voci, effetti sonori e onomatopee affiancano le immagini, costruendo un livello narrativo parallelo e complementare che permette al lettore di “sentire” il fumetto mentre lo osserva. Una fiaba onirica che conferma quanto le autoproduzioni possano rappresentare uno spazio prezioso di libertà e sperimentazione. E lascia la curiosità di scoprire quali nuove possibilità potranno nascere dall’incontro tra fumetto e audio, un percorso per il quale Narrasogni potrebbe fare da apripista.


Odio disegnare – Milena Mädler
Odio disegnare è il primo fumetto di Milena Mädler, pubblicato a gennaio del 2025 e acquistato in occasione dell’ultimo Napoli Comicon, dove l’autrice condivideva lo stand con Elisabetta Martignetti, di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata. Realizzato in formato orizzontale, Odio disegnare raccoglie piccoli frammenti di vita quotidiana filtrati attraverso tutto ciò che Milena “odia”: studiare, il tempo, il supermercato e tante altre piccole seccature, con una sola grande eccezione, i gatti, che invece ama profondamente.


Non aspettatevi però un fumetto fatto di lamentele, rancore o disprezzo: quella proposta dall’autrice è piuttosto una divertita rielaborazione delle incombenze, delle responsabilità e dei piccoli fastidi della vita di tutti i giorni, affrontati con un umorismo leggero e autoironico che rende ogni episodio estremamente riconoscibile. Anche il disegno contribuisce in maniera decisiva al risultato: lo stile di Milena è semplice e uniforme, ma allo stesso tempo fortemente espressivo nella sua componente caricaturale, valorizzando perfettamente il tono ironico che attraversa l’intera raccolta.
Un’ultima particolarità riguarda proprio il formato di pubblicazione: Odio disegnare è composto da tre raccolte differenti, tutte imbustate e accomunate dalla stessa copertina. Acquistarlo diventa quindi una sorta di “pesca misteriosa”: le storie citate in questa recensione potrebbero non essere le stesse che troverete nella vostra copia. Ma, magari, potreste sempre chiedere a Milena di “sbustarle” insieme a voi.


Pigri Scarabocchi – Fergs
Già dal titolo, Pigri Scarabocchi – Racconti malevoli, Me & Evil Me + altri fantasmagorici fumettini lascia intuire la natura del primo albo autoprodotto da Fergs. Realizzato tra il 2024 e il 2026, raccoglie storie, riflessioni e frammenti di quotidianità di diversa forma e lunghezza: brevi episodi racchiusi in una sola pagina, sequenze più articolate e tavole puramente illustrative. Nella nota introduttiva, l’autrice li presenta come «disavventure, lamentele, elucubrazioni, memorie e marachelle di Evil Me».


Più che seguire un percorso narrativo unitario, l’albo assume così la forma di un diario personale, nel quale idee, umori e ricordi si alternano liberamente. Ne deriva una lettura frammentaria ma sincera, in cui ogni fumettino sembra nascere dall’esigenza di fissare sulla pagina un pensiero, un’esperienza o uno stato d’animo.
Anche sul piano grafico, gli “scarabocchi” richiamano l’estetica punk e underground. Il segno è volutamente sporco e immediato; il tratto, istintivo e spigoloso, si muove liberamente tanto nella rappresentazione dei personaggi quanto nella costruzione delle tavole. Fergs non ricerca la precisione formale, ma l’immediatezza espressiva. Resta quindi la curiosità di scoprire quali altri “scarabocchi” realizzerà in futuro e se conserveranno la stessa vena impulsiva.


La tua fonte vaga di fumetti!


