
Miki Yamamoto – Sunny Sunny Ann! & How are you?
Introduzione
Miki Yamamoto, nata nel 1986, è mangaka, illustratrice e docente di Arte e Design all’Università di Tsukuba. Ho conosciuto l’autrice attraverso Sunny Sunny Ann!, pubblicato in Italia da Coconino Press. Ne rimasi vagamente affascinato, abbastanza da accogliere con particolare entusiasmo l’annuncio di How are you?, altra opera di Miki Yamamoto proposta dalla stessa casa editrice in occasione del Coconino Fest 2026 di Ravenna.
E volete sapere una curiosità? Ho rinunciato al Coconino Fest perché contavo di recuperare l’incontro tra Miki Yamamoto e Paolo La Marca, organizzato proprio qui a Bologna dalla Confraternita dell’uva. Com’è andata? Evento annullato per maltempo. Una delle pochissime piogge degli ultimi quattro mesi. La sfiga vaga.
Persa l’occasione di incontrare l’autrice dal vivo e di assistere a quello che, con ogni probabilità, sarebbe stato un bellissimo appuntamento, mi sono comunque consolato con la lettura di How are you?. Una consolazione decisamente soddisfacente, tanto da spingermi a portare Miki Yamamoto in pagina.
Di seguito, quindi, troverete le nostre recensioni vaghe di Sunny Sunny Ann! e How are you?, entrambe pubblicate in Italia da Coconino Press per la collana Doku.
Sunny Sunny Ann!
Sunny Sunny Ann! è un manga scritto e illustrato da Miki Yamamoto nel 2011, arrivato in Italia nel 2022 grazie a Coconino Press. La casa editrice lo presenta come “il manga femminista on the road di una delle giovani autrici più acclamate della new wave del fumetto giapponese, vincitrice di un Premio Tezuka e finalista al Festival di Angoulême”.
La protagonista, Ann, ci conduce in un viaggio che richiama immediatamente il filone letterario inaugurato da On the Road di Jack Kerouac, punto di riferimento della Beat Generation e manifesto di libertà e anticonformismo. Il viaggio diventa metafora della ricerca di sé: una fuga dai vincoli, dalle aspettative e dalla routine, ma anche un’apertura continua verso il mondo e verso la propria libertà personale.
In Sunny Sunny Ann!, la narrazione assume una dimensione quasi diaristica, tipica del racconto on the road. Ann attraversa luoghi diversi, incontra personaggi sempre nuovi e si confronta con situazioni che cambiano di continuo. Questo dinamismo restituisce non solo l’idea di un viaggio personale senza soste, ma anche lo spirito inquieto e irregolare che caratterizza il genere.


Le vicende di Ann risultano coinvolgenti e realistiche. La protagonista emerge come una figura forte, indipendente e autentica, determinata ad affermare la propria identità senza piegarsi alle aspettative altrui né agli eventi traumatici che la colpiscono. Appare come un’outsider rispetto alle “vite normali” che incontra lungo il percorso: non perché sia estranea al mondo, ma perché ne rifiuta le traiettorie già scritte.
Ann incarna uno spirito irrefrenabile, sempre in movimento, con la sua auto che diventa una vera e propria casa mobile (“anche una macchina ha un tetto, delle finestre e delle porte”). È il suo modo di abitare il mondo: libero, instabile, ma profondamente caratteristico.
Il tutto è raccontato attraverso lo stile autentico e personale di Miki Yamamoto, che sperimenta con inquadrature insolite, pannelli dinamici e linee spontanee, essenziali ma decise. Un tratto che, vagamente, può ricordare lo stile sumi-e giapponese, e che contribuisce a distinguere Yamamoto da molti altri mangaka contemporanei. Ogni elemento grafico appare coerente con la storia che l’autrice sceglie di raccontare. Il disegno non cerca l’eleganza canonica o la pulizia più convenzionale del manga mainstream, ma costruisce un’identità visiva precisa, capace di accompagnare e amplificare il movimento interiore ed esteriore della protagonista.
Il risultato è un’esperienza originale, distinta dalla narrazione manga più tradizionale. Come scriveva Kerouac: “Sal, dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.” “Dove andiamo?” “Non lo so, ma dobbiamo andare.” E il personaggio di Miki Yamamoto, fedele a questo motto, continua ad andare. Senza mai fermarsi.


How are you?
L’abbandono e l’impotenza
Con How are you?, realizzato in Giappone nel 2014 e pubblicato da Coconino Press nel 2026, Miki Yamamoto sembra spostarsi su un territorio narrativo più intimo, doloroso e articolato. Il racconto nasce da un’assenza: quella improvvisa di Masaoka Akira, marito di Lisa e padre di Nina, scomparso senza lasciare spiegazioni, indizi o ultimi messaggi.
Il distacco tra l’immagine iniziale di una famiglia apparentemente perfetta e la frattura provocata dalla sparizione del padre è netto, quasi brutale. In poche pagine, Miki Yamamoto costruisce un equilibrio domestico ordinato e invidiabile agli occhi del vicinato, per poi incrinarlo lentamente, in un declino inesorabile. Da quella scomparsa improvvisa e inspiegabile, tutto cambia: la casa, prima spazio familiare e ideale, diventa il luogo dell’attesa, dell’ansia e dell’incertezza.
Lisa concentra ogni energia nella ricerca del marito, provando in tutti i modi a capire dove possa essere finito e cosa possa essergli accaduto. Smette quasi di mangiare, dormire, prendersi cura di sé. E, nel frattempo, anche il suo ruolo di madre si sfalda. Nina perde progressivamente i propri riferimenti genitoriali: da una parte il padre scomparso, dall’altra una madre sempre più assorbita da una ricerca disperata e incapace di tornare alla normalità.
È proprio in questa progressiva disgregazione che Miki Yamamoto dimostra ancora una volta una grande sensibilità narrativa. L’ansia, la confusione e il senso di inquietudine aumentano pagina dopo pagina, giorno dopo giorno, senza bisogno di forzature. La regia delle vignette accompagna perfettamente il movimento emotivo della storia: i dettagli ravvicinati, quasi soffocanti, restituiscono la tensione dei momenti in cui Lisa chiama contatti, uffici e conoscenti; le aperture improvvise in tavole più ampie, invece, sembrano cristallizzare il peso delle emozioni quando arrivano al loro punto massimo.
La scomparsa di Akira non è solo un evento familiare, ma anche burocratico, sociale ed economico. Lisa si ritrova sola davanti a un sistema che non sembra in grado di aiutarla davvero. La polizia locale non offre risposte decisive, le istituzioni appaiono passive, le pratiche da affrontare si accumulano. Inoltre, il fatto che sia straniera rende tutto ancora più fragile, intrecciando la ricerca del marito a questioni legate al diritto di residenza, alla naturalizzazione e al possibile divorzio giudiziale. Lisa non deve affrontare soltanto il dolore, ma anche l’impossibilità di avere strumenti per sapere, capire o agire. Miki Yamamoto riesce così a raccontare non solo la tragedia dell’abbandono, ma anche la violenza silenziosa dell’impotenza.
Le tre voci femminili
La famiglia che prima appariva perfetta e ben vista agli occhi del quartiere diventa progressivamente oggetto di giudizi e sospetti. Il vicinato cambia sguardo, e le persone iniziano a formulare ipotesi, trasformando il dolore di Lisa in qualcosa da commentare più che da comprendere.
Ma non per Natsumi, la piccola vicina di casa. Lei continua a vedere in Lisa un modello, una figura affascinante e diversa dagli adulti comuni. Il loro rapporto diventa uno degli elementi centrali dell’opera. Lisa sembra aggrapparsi a Natsumi con una forza disperata, come se in quella bambina trovasse l’unica presenza ancora capace di starle accanto. Intanto, però, il legame con la figlia, Nina, si fa sempre più freddo e distante.
Nina appare incapace di sostenere la madre e, anzi, sembra quasi respingerla, opponendole silenzi, astio e una durezza che Natsumi fatica a comprendere. Ma Miki Yamamoto non riduce il personaggio a una figlia crudele o indifferente. È piuttosto una ragazza travolta da qualcosa che non sa gestire, costretta a crescere dentro una frattura familiare che nessuno riesce a ricomporre. Il suo distacco dalla madre e il suo rifugiarsi in una relazione sentimentale raccontano un altro modo di reagire al dolore: non l’attaccamento disperato, ma la fuga emotiva. In questo senso, Miki Yamamoto evita ogni semplificazione. Nessuno dei personaggi sembra riducibile a un ruolo fisso. Ognuno soffre, si difende e sbaglia a modo proprio.
Attraverso Natsumi, inoltre, il manga si apre anche ad altri temi: i primi amori, il passaggio dall’infanzia a un’età emotivamente più complessa, la difficoltà di capire i cambiamenti delle persone vicine. La sua crescita, come forse quella di tutti, passa anche da qui: dalla scoperta che l’amore non è mai una cosa sola, e che può assumere forme diverse, contraddittorie, persino dolorose.
È significativo, quindi, il modo in cui l’opera mette in dialogo tre età e tre prospettive femminili differenti: Natsumi, ancora giovanissima (prima media), alle prese con sentimenti nuovi per la sua età; Nina, adolescente, in cerca di una via di fuga dalla rovina domestica; e Lisa, donna adulta, incapace di separarsi da chi è sparito senza spiegazioni.
Finale e riflessioni conclusive
Il finale è di una tristezza vagamente asciutta, senza consolazioni facili. Non avremo una vera giustizia narrativa, una ricomposizione, o una risposta capace di dare senso a tutto ciò che è accaduto. Non entreremo nei dettagli, per evitare spoiler, ma la scelta del finale è forse una delle più forti dell’opera. Miki Yamamoto non costruisce un mistero per poi scioglierlo, né usa la sparizione come pretesto per una rivelazione finale. Al contrario, lascia che il vuoto rimanga vuoto. Il centro del racconto non è ciò che è accaduto ad Akira (il padre scomparso), ma ciò che la sua assenza produce in chi resta. How are you? non racconta tanto la scomparsa di un uomo, quanto la lenta devastazione emotiva, sociale e pratica di chi viene abbandonato.
Molto interessante è anche la presenza dei commenti dell’autrice ai singoli capitoli. La mangaka stessa definisce questa scelta “poco elegante”, quasi temendo di guidare troppo il lettore. In realtà, queste note aggiungono un ulteriore livello di lettura e permettono di cogliere dettagli e sfumature che potrebbero passare inosservati.
Anche in How are you?, dunque, Miki Yamamoto conferma una voce forte e personale. Il suo tratto, apparentemente semplice e spontaneo, riesce a sostenere una narrazione complessa, fatta di silenzi, vuoti, tensioni trattenute e improvvise aperture emotive. Le sue scelte grafiche non cercano mai l’effetto spettacolare, ma lavorano sulla percezione, adattando la tavola allo stato emotivo dei personaggi.
Il risultato finale è un’opera dolorosa, capace di lasciare un segno. Se Ann, in Sunny Sunny Ann!, è una figura libera e in continuo movimento, Lisa, in How are you?, è invece una figura bloccata, prigioniera di un’assenza che non riesce a superare. Due personaggi diversissimi, eppure accomunati dalla capacità di Miki Yamamoto di raccontare donne che non rientrano facilmente in una forma prestabilita; non simboli, non archetipi, ma presenze vive e reali.


Conclusioni
Miki Yamamoto è una voce originale, sensibile e difficilmente catalogabile. Le sue storie si muovono tra generi, atmosfere e stati emotivi differenti, dando spazio a personaggi vivi e profondamente umani. Il suo è un manga d’autore che non cerca scorciatoie emotive né soluzioni facili, ma costruisce percorsi narrativi personali, sostenuti da uno stile grafico altrettanto riconoscibile.
Per questo Sunny Sunny Ann! e How are you? sono letture preziose: opere diverse, ma accomunate da una sensibilità rara. Uno sguardo attento ai personaggi, alle loro fragilità e al modo in cui cercano una forma possibile per stare al mondo.
I consueti complimenti vanno quindi anche a Coconino Press, che negli ultimi anni ha saputo valorizzare un’autrice ancora vagamente poco conosciuta in Italia, portando nel nostro mercato opere capaci di distinguersi dal panorama manga più convenzionale.
Tra le opere di Miki Yamamoto pubblicate in Italia si segnala anche Un figlio eccezionale, edito da Bao Publishing.
La tua fonte vaga di fumetti!






