
Miracleman – La rivoluzione “poetica” di Alan Moore
Pochi giorni fa, nelle nostre storie su Instagram, vi abbiamo parlato di un fumetto che, a discapito della sua poca fama, diede letteralmente il via al cosiddetto “revisionismo supereroistico”, nonché a una nuova era nel mondo dei fumetti.
Stiamo parlando della serie di Miracleman, scritta da Alan Moore e disegnata da Harry Leach a partire dal 1982. Il personaggio, appartenente all’epoca della Golden Age, era un supereroe già protagonista della serie Marvelman, pubblicata in Inghilterra dal 1954 al 1963. Ciò che fece Alan Moore, per la prima volta nella storia, fu di prendere un supereroe che appartenesse a uno storytelling fortemente infantile, per trasformarlo in qualcosa di realistico e maturo. Infatti la storia del personaggio fu così stravolta da renderla cupa e fortemente drammatica.
Il cambiamento avvenne anche con i disegni e soprattutto con i testi. Da una parte, lo storyboard classico fu completamente rimodellato e reso flessibile, sganciandolo dagli schemi abituali. Per i testi, i classici balloon cedettero il passo alle didascalie, usate da Moore non più per descrivere le scene (come era solito fare), ma per mostrare al lettore il flusso di coscienza del protagonista, attraverso una fine e metaforica prosa poetica.
Dopo l’uscita dei primi numeri di Marvelman all’interno dell’antologia inglese Warrior (che servì a Moore soprattutto per crearsi maggiore fama mentre pubblicava il più celebre V per Vendetta), la storia venne anche pubblicata negli Stati Uniti a partire dal 1985, dove fu ribattezzata Miracleman per questioni legali.
Quella che doveva essere una vetrina per un autore che si era fatto strada nel mondo delle fanzine e delle antologie, fu talmente apprezzata che si rivelò la rampa di lancio di una nuova corrente fumettistica, e che diede la possibilità ad altri grandissimi autori (come ad esempio Neil Gaiman e Frank Miller) di poter esprimere la loro arte attraverso storie che sono diventate delle pietre miliari nella storia dei comic book.
Nelle gallerie ci siamo voluti soffermare soprattutto sullo stile narrativo adottato da Alan Moore, che caratterizzò tutta la sua produzione, come V per Vendetta, Watchmen, Swamp Thing e From Hell.
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