
Nekojiru Udon – Il nichilismo “pop” di Chiyomi Hashiguchi
[Articolo pubblicato il 16 dicembre 2024 e aggiornato il 13 febbraio 2026]
Nekojiru Udon 1
Torniamo a parlarvi della collana Yami pubblicata da In Your Face Comix e curata da Danilo “Uriel” Tucceri, che dopo i successi di Esther eStrane Bestie, portano in Italia il primo volume di Nekojiru Udon, la raccolta di ministorie con protagonisti Nyāko e Nyatta, i due personaggi più celebri della mangaka Chiyomi Hashiguchi, in arte Nekojiru e in attività tra il 1990 e il 1998.

Nonostante conoscessi i personaggi solo visivamente, dal momento dell’annuncio della pubblicazione qualcosa nel mio cervello si è subito attivato, mettendomi in trepidante attesa per questa uscita. Attesa che è stata pienamente soddisfatta: Nekojiru Udon ha subito intercettato i miei gusti per i sottogeneri manga weird, risultando sì grottesco, ma ben più realistico rispetto ai manga mainstream dell’epoca.
Difatti, se i manga di successo si basavano su valori e principi virtuosi, più adatti all’esportazione di un’immagine positiva del Paese del Sol Levante, la scena underground (soprattutto col genere gekiga) si concentrava più sull’altra faccia del Giappone, quella peggiore e ben nascosta, svelandone le criticità sociali e culturali, soprattutto in un periodo storico delicato a cavallo tra il boom economico degli anni ’80 e lo scoppio della bolla speculativa all’inizio dei ’90.
Il successo di Nekojiru risiedeva nella capacità di offrire una visione profondamente nichilista della vita, affrontata con irriverenza e rappresentata attraverso un disegno pop. Questo approccio si contrapponeva al gekiga, più incline a un linguaggio intimo e realistico. Insieme al marito Hajime Yamano, anch’egli mangaka, Nekojiru ha dato vita a tantissime storie bizzarre: alcune crude e violente, altre psichedeliche e spirituali, tutte caratterizzate da un tratto “infantile” che nasconde elementi angoscianti.
Ciò che inquieta e affascina in Nekojiru Udon è la capacità delle storie di rimanere estremamente credibili, nonostante il loro forte surrealismo. È come se, improvvisamente, diventasse plausibile immaginare che perfino un’icona così innocente come Hello Kitty possa celare alle spalle un padre alcolizzato e una madre assente.
Nekojiru Udon 2

A novembre è arrivato in libreria il secondo e ultimo volume di Nekojiru Udon, il manga dark e surreale firmato da Nekojiru – pseudonimo di Chiyomi Hashiguchi – insieme al marito Hajime Yamano. L’opera, debuttata nel 1990 sulle pagine della storica rivista giapponese Garo, rappresenta uno degli esempi più emblematici del manga underground di quegli anni.
A dicembre del 2024 vi avevamo presentato il primo volume della serie, pubblicato per la prima volta in Italia da In Your Face Comix all’interno della collana Yami, curata da Danilo “Uriel” Tucceri. Un’iniziativa editoriale preziosa, che sta contribuendo a far conoscere al pubblico italiano autori e titoli fondamentali del manga sperimentale e underground. Una collana arricchita dagli ultimi titoli usciti lo scorso autunno, tra cui, appunto, Nekojiru Udon 2.
Rispetto al primo volume, il passaggio alla seconda raccolta non produce uno scarto così percepibile. Ed è forse proprio questa continuità ad aver generato – leggendo articoli e recensioni – una sensazione diffusa di minore sorpresa rispetto all’esordio italiano della serie. Venuto meno l’effetto shock iniziale, l’accoglienza è sembrata più tiepida, quasi distratta. Un’impressione che, a mio avviso, non rende giustizia al libro.
Se nel primo volume era soprattutto la brutalità delle due protagoniste a dominare la scena – con Nyāko e Nyatta al centro di un mondo che sembrava piegarsi alla loro volontà – qui l’equilibrio cambia sottilmente. La dinamica resta, ma si incrina: le due gattine appaiono più spettatrici che motrici degli eventi. Attorno a loro si muove un universo ancora più malefico, abitato da figure talvolta perfino più crudeli delle protagoniste stesse. Anche la natura, lo spazio circostante, assume contorni più ostili e disturbanti.
Nyāko e Nyatta attraversano queste situazioni come passeggiatrici distratte, osservatrici intermittenti di un caos che non le scuote davvero. La loro indifferenza – già presente nel primo volume – qui si radicalizza fino a diventare quasi un tema centrale. Non è chiaro se si tratti di abitudine all’assurdo o di una forma estrema di desensibilizzazione, ma è proprio questa apatia a colpire con maggiore forza. Il nichilismo si fa meno esplosivo e più atmosferico, meno legato all’azione e più a una condizione esistenziale.
I “pezzi forti” del primo volume, in ogni caso, non mancano: il gusto per il nonsense, la violenza improvvisa, l’ironia crudele e la logica onirica sono ancora tutti presenti. È comprensibile che, senza l’impatto della scoperta, queste storie possano aver suscitato un entusiasmo meno immediato; eppure il secondo volume offre episodi di grande potenza. Basti pensare a Il libro del tempio di Montagna, alle tre storie dedicate al Libro del dio della montagna, alla surreale Una strana casa, al delirante Libro dell’investigatore dell’FBI, fino ad arrivare a Il Libro della principessa, probabilmente uno dei più violenti e disturbanti dell’intera raccolta.
In conclusione, Nekojiru Udon 2 è un tassello fondamentale per comprendere fino in fondo l’immaginario e la visione del duo creativo. Non è un volume accessorio né un semplice completamento, ma un ampliamento coerente di quel microcosmo grottesco e spietato che definisce l’opera. L’assenza di una linearità cronologica rende inoltre possibile avvicinarsi alla serie anche partendo da questo secondo libro.

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