
Neon Genesis Evangelion – L’anime
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In occasione di questo traguardo, dedicheremo la settimana a Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno! Oggi parleremo dell’anime, il quale, prima di diventare un successo di massa, affrontò numerose problematiche, fino alla travagliata conclusione.
A ridosso della messa in onda (ottobre 1995), infatti, la serie ancora non aveva un piano ben definito (e non lo avrà mai). Ad Anno interessavano principalmente due cose: 1) creare qualcosa di mai visto prima, che rinnovasse l’animazione giapponese; 2) mettere sé stesso nella serie e veicolare un messaggio.
I temi esposti, come l’incontro tra scienza e religione, psicanalisi ed esoterismo, furono per lo più aspetti aggiuntivi, come anche elementi di trama che vennero introdotti senza un’idea sul loro sviluppo (ad es. il “Progetto per il perfezionamento dell’uomo”). Anche la svolta introspettiva a metà serie non era prevista, ma venne introdotta a seguito degli studi di Anno su Freud e i disturbi psichiatrici.
Con il budget quasi esaurito e la priorità di Anno di approfondire la psiche dei personaggi, ci furono due conseguenze durante la produzione: il ritmo degli eventi aumentò e incrementarono i momenti introspettivi, arrivando al punto in cui, senza soldi, senza uno storyboard finale e con le scadenze imminenti, Anno e il suo staff avevano a disposizione solo altre due puntate per concludere la serie.
Di fronte a ciò, Anno non ebbe dubbi: mise completamente da parte la trama e focalizzò le puntate sul viaggio introspettivo di Shinji Ikari. Tra animazioni ridotte all’osso e scene riciclate, il finale fu un risultato che andò ben oltre lo sperimentale, qualcosa di mai visto prima, proprio come Anno si auspicava.
Tuttavia, le puntate furono fortemente criticate dagli spettatori, che si sentirono “traditi” da Anno, il quale rispose: “Non c’è niente che non vada. Se c’è qualcosa che non va qui siete proprio voi. Too bad”. Anno era interessato soprattutto a mandare un messaggio di speranza e accettazione personale, ma questo non fu compreso. Solo negli anni successivi ci fu una rivalutazione da parte del pubblico, spingendo la Gainax a produrre The End of Evangelion.
Nell’articolo, abbiamo approfondito alcuni particolari aspetti riguardanti la produzione della serie animata, senza soffermarci sull’impatto che la serie ebbe sia in Giappone che in Occidente, sia da un punto di vista prettamente tecnico che di caratterizzazione dei personaggi: protagonisti deboli, insicuri, arrendevoli, e costretti a trovare la propria serenità, in sé e negli altri. NGE diede la possibilità a milioni di ragazzi/e di rispecchiarsi in personaggi finalmente veri e vicini alla propria realtà.
Una citazione da NGE riguarda il “Dilemma del Porcospino”: tanto più due esseri umani si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’uno con l’altro. Il Dilemma, tuttavia, assume le forme di un paradosso: tanto più si sta lontani dagli altri, più si soffre; tanto più ci si avvicina, tanto più aumenta il rischio di esser feriti. Tutti i personaggi illustrati in NGE, non solo i “children”, tentano, a volte penosamente, di trovare quell’adeguato e agognato equilibrio tra il proprio Io e gli altri, che passa solo attraverso l’accettazione di sé.
Concludiamo l’articolo con le parole di Hideaki Anno: “Evangelion è la mia vita e ho messo tutto quello che so in quest’opera. Questa è tutta la mia vita. La mia vita stessa.”
“In Neon Genesis Evangelion ho cercato di inserire tutto me stesso. Io, un uomo distrutto, che non ha potuto far nulla per quattro anni. Un uomo che è fuggito per quattro anni. Un uomo che, semplicemente, non era ancora morto. Poi, mi venne in mente un pensiero, “non devo fuggire!”, e misi in moto questo progetto. Il mio intento era quello di imprimere i miei sentimenti sulla pellicola.”
La tua fonte vaga di fumetti!


















