
Personaggi Vaghi: Serpico (Berserk)
Agli albori della pagina avevamo lanciato una delle nostre prime rubriche dedicate all’approfondimento di singoli personaggi (Johan Liebert di Monster e il Comico di Watchmen). Oggi abbiamo deciso di riesumarlo, tornando con uno dei personaggi che più mi ha affascinato durante una lettura: Serpico di Berserk, il capolavoro incompiuto di Kentarō Miura.


La scelta del nome Serpico, come accade per gran parte degli elementi narrativi presenti in Berserk, non è affatto casuale. Con ogni probabilità – sebbene manchino fonti ufficiali – l’ispirazione potrebbe derivare da Frank Serpico, ex ufficiale di polizia statunitense noto per aver denunciato la corruzione interna al Dipartimento di Polizia di New York tra gli anni ’60 e ’70, figura a cui è stato dedicato anche un film del 1973 diretto da Sidney Lumet e interpretato da Al Pacino. Tuttavia, è soprattutto l’etimologia del nome, di origine italiana, a rappresentare un primo e significativo biglietto da visita per il personaggio: un termine dialettale che rimanda letteralmente alla parola “serpente”, ma che viene anche utilizzato per descrivere una persona agile e astuta.


Serpico fa la sua prima comparsa insieme a Farnese – personaggio a cui è indissolubilmente legato – nel capitolo 95, intitolato “Il ritorno del guerriero nero”, collocato nell’arco narrativo “I capitoli della condanna: Lost Children”, subito dopo gli eventi dell’Eclissi. Con la sua introduzione, Miura mette in mostra tutta la sua straordinaria abilità come character designer e narratore: Serpico appare inizialmente come una figura scanzonata, docile e remissiva, dedita unicamente al servizio di Lady Farnese, comandante dei cavalieri della Santa Catena di Ferro. A rafforzare questa impressione contribuisce anche la scelta stilistica di rappresentarlo quasi sempre con gli occhi chiusi – il suo tratto distintivo – facendolo sembrare distratto e disinteressato.


Eppure, il mangaka dissemina con grande maestria piccoli indizi lungo la narrazione, insinuando il sospetto che Serpico sia in realtà molto più vigile e abile di quanto appaia. Già durante il primo scontro tra Gatsu e la Santa Catena di Ferro si può intuire che il Cavaliere Nero, già gravemente ferito, venga messo fuori combattimento proprio da lui, senza che nessuno se ne accorga. Saranno proprio gli scontri con Gatsu a regalare alcuni dei momenti più intensi di Berserk, in particolare nell’Arco della Condanna. In queste circostanze – e più in generale quando è il momento di agire – Miura raffigura Serpico con gli occhi aperti, donandogli uno sguardo affilato quanto la sua lama e che, oltre agli occhi, svela la sua natura letale e feroce. Emerge così un personaggio estremamente intelligente e calcolatore, soprattutto in battaglia, nonché l’essere umano più pericoloso mai affrontato da Gatsu. Lo stesso Gatsu, poco incline a nutrire stima per gli altri, penserà di lui: “Quest’uomo è un fine stratega! […] Non è solo astuto, è anche un abilissimo schermidore! […] È una seccatura ancora maggiore del mostro di prima!”. Se Gatsu incarna l’istinto puro, Serpico ne rappresenta la perfetta antitesi, compensando con la mente ciò che gli manca in forza bruta.


Questa distanza si ridurrà ulteriormente quando Serpico riceverà da Schierke il mantello e la spada dei Silfe, spiriti elementali legati al vento. In questo momento, Miura gli conferisce il primo grande potenziamento della storia, e non è certo una scelta casuale che a beneficiarne sia proprio lui: solo una mente lucida e raffinata, unita a una straordinaria abilità nel combattimento, poteva padroneggiare con naturalezza un potere simile, consentendogli di confrontarsi alla pari con molte delle creature demoniache del mondo di Berserk. Un’ulteriore conferma del peso narrativo di un personaggio solo apparentemente secondario.


Come accennato in apertura, il destino di Serpico è profondamente intrecciato con quello di Farnese de Vandimion. Per gran parte della storia, Miura mantiene volutamente nascosti i motivi della sua totale devozione nei confronti di lei: ciò che è evidente, però, è che Serpico sarebbe disposto a tutto pur di proteggerla e aiutarla a raggiungere i propri obiettivi. Farnese, dal canto suo, si mostra estremamente ambigua nei suoi confronti, oscillando tra atteggiamenti fraterni – talvolta persino intimi – e comportamenti che lo relegano al ruolo di semplice servitore. Anche sotto questo aspetto, Miura attribuisce a Serpico una notevole forza d’animo (altra sua caratteristica distintiva), mostrandoci quanto sia stato disposto a sopportare per amore di Farnese, non solo sul piano emotivo, ma anche attraverso sacrifici profondi e personali. In questo senso, il loro flashback rappresenta, a mio avviso, uno dei momenti più riusciti e toccanti dell’intera opera, rivelando il lato più umano e nascosto di questo affascinante personaggio.


Dal mio punto di vista, Serpico rappresenta a livello narrativo un contrappeso fondamentale alla figura di Gatsu. Dopo aver raggiunto una potenza smisurata, è proprio nel confronto con lui che iniziano a incrinarsi alcune delle certezze del Cavaliere Nero. Ma c’è di più: in Berserk, Gatsu è una figura sospesa tra umano e demoniaco, un individuo che, sacrificando una parte essenziale della propria anima, si è elevato al di sopra degli altri mortali. Serpico, al contrario, cerca in ogni modo di preservare la propria integrità umana, accettando anche il limite della debolezza pur di non perderla. Se Gatsu è l’eroe di questa storia, Serpico rappresenta ciò che più si avvicina al lettore all’interno dell’universo di Berserk.


L’unico peccato, forse, è stato relegare Serpico a una figura fin troppo marginale una volta consumata pienamente questa funzione narrativa, anche se bisogna considerare che negli ultimi volumi prima della sua dipartita, Miura aveva piuttosto accelerato con il filone narrativo, lasciando abbastanza in sospeso diversi personaggi a favore di altri più funzionali allo sviluppo di trama (come ad esempio quello di Schierke). Rimane comunque pesantissimo il ruolo che ha giocato Serpico in tutta la parte centrale del manga, rendendolo a tutti gli effetti uno dei protagonisti di questa storia.

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