Graphic Novel

Prison Pit – L’ultra-violenza di Johnny Ryan

“Una roba pazzesca”, “No, vi giuro, una figata clamorosa”. Furono queste le parole con cui Ale666io (autore che abbiamo intervistato e di cui abbiamo già parlato in pagina) mi convinse a comprare Prison Pit di Johnny Ryan, pubblicato in Italia da Eris Edizioni. E col senno di poi, avrebbe potuto fermarsi lì: il fumetto è esattamente questo, un’opera estrema in ogni senso.

Pubblicato originariamente in sei volumi tra il 2009 e il 2018 e poi raccolto in un’unica, mastodontica edizione da Fantagraphics — storica casa editrice americana che ha lanciato molte icone dell’underground — Prison Pit può sembrare a prima vista un’opera semplice e diretta, sia nello stile che nel contenuto. In realtà, racchiude un mix esplosivo di influenze ed elementi che lo rendono un titolo imprescindibile per gli amanti del “genere”, se così si può definire. Ma andiamo con ordine.

La storia segue C.F., un criminale brutale condannato a trascorrere il resto della sua esistenza su un pianeta-prigione popolato da creature mostruose e detenuti altrettanto feroci. Il racconto è una spirale di violenza grottesca e sempre più eccessiva, fatta di combattimenti e massacri sanguinolenti, in cui il protagonista cerca disperatamente una via di fuga. Una lotta per la sopravvivenza in cui la sua forza e ostinazione emergono in un tripudio di arti mozzati e cervelli esplosi.

Se da un lato Ryan sembra quasi divertirsi sadicamente a spingere la violenza oltre ogni limite, dall’altro non si tratta di brutalità fine a sé stessa. Prison Pit mescola distopia fantascientifica, umorismo nero e demenziale, e una generosa dose di body horror e gore. Un miscuglio che, anziché perdersi in un calderone indistinto, diventa una zuppa micidiale, pronta a colpirvi in faccia come un calcio ben assestato, strappando ben tre sì dai giudici di MasterChef. Un equilibrio perfetto che Johnny Ryan è riuscito a raggiungere.

Passando all’”impiattamento”, lo stile di Ryan è volutamente estremo ed esagerato, pur rimanendo semplice e diretto. Il layout e la costruzione delle tavole sono essenziali rispetto a molti fumetti underground americani, richiamando piuttosto l’estetica dei manga anni ’80 e ’90. Se il protagonista mantiene un design relativamente “pulito”, gli altri personaggi sono disgustosi e deformi, vere e proprie aberrazioni dalla forza sovrumana. Un espediente perfetto per esaltare la cazzutaggine di C.F.: per far risaltare un eroe, bisogna mettergli davanti avversari ancora più spaventosi.

Nonostante l’edizione raccolga un numero impressionante di pagine, la lettura è rapida e coinvolgente, grazie all’azione continua e ai dialoghi ridotti al minimo. Tuttavia, la sua violenza estrema lo rende un fumetto riservato a chi sa reggere certi contenuti. Se rientrate in questa categoria, aspettatevi l’inaspettato: ogni volta che penserete di aver visto il massimo dell’eccesso, Prison Pit vi smentirà senza pietà, spingendosi sempre oltre.

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