
Quattro fumetti per la Giornata Mondiale del Cane
Domani, 26 Agosto, si celebra la Giornata Mondiale del Cane. Una ricorrenza che mira a sensibilizzare sull’importanza della cura e del benessere dei cani, e sulle tante contraddizioni che caratterizzano il nostro rapporto con questa categoria di animali.
La Giornata è stata istituita nel 2004 da Colleen Paige, un’attivista statunitense per i diritti degli animali (il 26 agosto è il giorno in cui Paige ha adottato il suo primo cane). Quella che doveva essere una “festività” statunitense, è diventata col tempo un evento internazionale.
Per l’occasione, in questo articolo parleremo di quattro fumetti, diversi fra loro per contenuti, stile e nazionalità, con protagonisti proprio loro, i fedeli ed amati amici a quattrozampe. Quattro letture che approfondiscono il profondo ed unico legame che è possibile stringere con il “migliore amico dell’uomo“, come anche le infelici condizioni che possono, purtroppo, contraddistinguere la vita di questi animali, che siano in strada, nei canili o tra le mura domestiche.
Laika
“Work with animals is a source of suffering to all of us. We treat them like babies who cannot speak. The more time passes, the more I’m sorry about it. We did not learn enough from the mission to justify the death of the dog.” – Oleg Georgivibch Gazenko, 1998, uno dei principali scienziati dietro al progetto di animali sovietici nello spazio, coinvolto nella selezione ed addestramento di Laika.
Questa è la citazione con cui Nick Abadzis termina il suo Laika, fumetto scritto e disegnato nel 2007. Una lettura che ritengo imprescindibile, che siate o meno amanti dei cani o appassionati del periodo storico che fa da sfondo alla storia. Un fumetto stravalido e una lettura emozionante, come dimostra il premio Eisner per la “Migliore pubblicazione per adolescenti” e la sua presenza tra “I dieci migliori romanzi grafici per adolescenti” del 2008 Young Adult Library Services Association.
L’opera va anche oltre lo spirito dell’articolo e le peculiarità degli altri tre fumetti recensiti. Un fumetto che, seppur con elementi di finzione, ricostruisce la storia di Kudryavka, meglio conosciuta come Laika, il primo animale ad orbitare attorno alla Terra nel 1957. Erano i tempi dell’Unione Sovietica e della guerra fredda, e della necessità di dimostrare la propria supremazia in tutti i campi, compreso quello aereo-spaziale. La storia dello Sputnik II meriterebbe un approfondimento a parte, ma il contesto sociopolitico, come i personaggi realmente coinvolti nel progetto, vengono ottimamente illustrati all’interno di Laika. Dopotutto, Nick Abadzis ha svolto un approfondito studio per la realizzazione del suo fumetto: libri, video, interviste e ricerche internet, tutte fonti che l’artista riporta fedelmente nella bibliografia che chiude il volume.
La narrazione realistica ed immersiva di Nick Abadzis favorisce una connessione immediata tra il lettore e Laika. Un’empatia naturale nei confronti di un essere vivente innocente, ma vittima di schemi molto più grandi di lui. Laika non è solo un cane, né nel fumetto, né nella realtà. Col tempo, è diventato emblema di un periodo storico, nonché la dimostrazione di quanto la politica e la corsa all’effimero potere porti conseguenze non solo dolorose, ma anche inutili. Perché sì, Laika morì entro le prime ore del viaggio, e la sua “missione” non portò ad alcun risultato positivo, da nessun punto di vista.
Un altro aspetto positivo e da sottolineare è che la caratterizzazione del protagonista a quattrozampe prende forma grazie agli altri personaggi della storia. Sono i sentimenti e le parole di Sergej Korolev (ingegnere capo del programma spaziale), Yelena (personaggio fittizio e addestratrice ufficiale), Oleg Gazenko e di tutte le varie figure che entreranno in contatto con Laika che renderanno quest’ultimo un personaggio tridimensionale. E per Abadzis era importante che i vari “colpevoli” della morte di Laika non fossero ritratti come mostri. “Come il cane stesso, facevano parte di un gigantesco sistema politico che esigeva da loro determinati comportamenti che si sentivano in dovere di rispettare.”
Un’ultima curiosità: Nick Abadzis desiderava per il suo fumetto un solo finale, quello reale, senza inutili fantasie o aggiunte personali che andassero a nascondere o minimizzare la drammaticità di quel momento storico. Ma, per il 25° anniversario di Big Planet Comics (e dopo tanti anni di stress da parte di fan e colleghi), l’autore decide di creare nuovi finali, con una diversa prospettiva e decisamente più positiva e romantica.
Laika è veramente e vagamente una lettura unica e poetica. In Italia è disponibile grazie a Tunué, e non posso far altro che confermare il mio consiglio su questo gioiellino.
Guida galattica per dogsitter
“La passione per i cani e quella per i fumetti sono sempre andate a braccetto… fin da piccola, quando dovevo strappare i miei numeri di Rat-Man dalle grinfie dei miei animali! Perchè non unire questi due strani mondi una volta per tutte?“
Virginia Salucci, artista romana del ’94, esordisce ufficialmente nel 2017 con 2700 Apocrypha, saga fantasy a fumetti creata da Manfredi Toraldo. Una raccolta di cinque storie inedite realizzate da studenti del Master della Scuola Internazionale di Comics, insieme ad alcuni ospiti speciali.
L’anno seguente, Virginia Salucci pubblica la sua prima opera come autrice completa: Guida Galattica per Dogsitter. L’idea alla base del fumetto nasce, in realtà, sulle pagine di Facebook. Una serie di vignette autoconclusive condivise periodicamente dall’artista romana, che, col tempo, hanno portato alla creazione e pubblicazione ufficiale della Guida Galattica per Dogsitter.
Com’è intuibile dal titolo, che richiama il celebre romanzo di Douglas Adams, l’opera di Virginia Salucci mira a condividere la propria esperienza non solo come dogsitter, ma anche e soprattutto come amante dei fedeli compagni a quattrozampe. Nel ruolo di cicerone, e accompagnato dagli “audaci consigli del Dr. Beagle“, l’artista condivide scene di vita vissuta, insegnamenti (sia per curare in modo responsabile questa categoria di animali che sopravvivere alle loro peculiarità) e critiche nei confronti di altri pseudo dogsitter ed amanti dei cani.
La Guida Galattica per Dogsitter è una raccolta di storie colme di ironia, sincerità e passione, alcune raccontate dal punto di vista dei cani. È inoltre contraddistinta da sezioni dedicate agli “attrezzi del mestiere” (come le pettorine), alla rappresentazione delle diverse razze e al “costruisci il tuo meticcio” (esatto: è possibile ritagliare incollare e colorare diverse teste, musi, orecchie, code, etc. per costruire il proprio personale meticcio).
Quella che è nata quasi come una “web comic”, revisionata ad hoc per la pubblicazione nazionale, si è trasformata ben presto in una saga composta da ben tre titoli principali e uno spin-off. Gli altri due fumetti che compongono la trilogia della Guida Galattica per Dogsitter, oltre all’omonimo lavoro, sono La ciotola al termine dell’universo e I cani, l’universo e tutto quanto. Lo spin-off, invece, porta il titolo di Young Dr. Beagle. La saga è stata pubblicata grazie alle case editrici Manfont e Shockdom.
Purtroppo, oltre al primo fumetto, sono riuscito a recuperare solamente I cani, l’universo e tutto quanto. Non sono stato, ad oggi, capace di trovare disponibili gli altri due, né in formato cartaceo né digitale. E per me rappresenta un peccato, alla luce del fatto che l’ultimo titolo che compone la trilogia ufficiale, ovvero I cani, l’universo e tutto quanto, è veramente un’ottima lettura. Un lavoro più maturo e completo rispetto al primo, in cui l’autrice ricostruisce momenti di vita trascorsa con Yuri, Luna, Joy, Tequila e Kahala, i suoi cuccioli, veri protagonisti di questo racconto.
Tra ironia e sarcasmo (è un esempio la personale interpretazione delle origini del cane da compagnia, tra Luposauri e Canesaurus Rex), Virginia Salucci condivide col lettore sia momenti di estrema gioia che di profondo dolore. Perché “avere un cane è bellissimo, ma anche difficilissimo. Li amerai tanto quanto soffrirai quando dovrai lasciarli andare. Sempre. Ma riempiranno quel buco nello stomaco, fino a scaldarti l’anima.”
Virginia Salucci ha pubblicato in seguito anche una graphic novel dark dal titolo Il Lupo di Arkham, oltre che diversi lavori nel ruolo di illustratrice e vignettista. Al momento realizza autoproduzioni con il collettivo Ragdoll Fumetti Scomposti (II Cantico delle Braci).
“L’universo è infinito, imprevedibile, indocile. Ma puoi vederlo tutto attraverso gli occhi di un cane.” – Virginia Salucci
Hoshi Mamoru Inu (Il cane che guarda le stelle)
Il cane che guarda le stelle è un manga scritto e disegnato da Takashi Murakami. Pubblicato tra il 2008 e il 2009, ha avuto un discreto successo in patria, tanto da ottenere un adattamento cinematografico. In Italia è disponibile grazie a J-Pop. Uno slice of life di differenti storie con in comune l’amore assoluto e incondizionato tra cani e padroni, indipendentemente dalle circostanze.
Il primo volume ha un incipit particolarmente forte: dentro un’auto abbandonata vengono rinvenuti i cadaveri di un uomo e di un cane. Quest’ultimo è morto diverso tempo dopo rispetto al primo. Inizia così il racconto di Happie, l’akita protagonista dell’opera, e del suo “Papà“, un disoccupato abbandonato dalla famiglia che vive del solo legame con il proprio fedele quattrozampe.
La loro storia, tanto drammatica quanto tenera ed amorevole, viene raccontata dal punto di vista di Happie. Attraverso questa ingenua e genuina prospettiva, il fumetto ben mostra il sentimento indissolubile ed unico che può legare uomo e cane, e quanto l’uno possa rappresentare la felicità e il punto fermo dell’altro.
L’intenzione di Takashi Murakami è quella illustrare le condizioni sia umane che canine nella società, intrecciandole fra loro. E l’autore lo dimostra anche con la seconda parte de Il cane che guarda le stelle.
Pubblicato due anni dopo rispetto al primo, questo secondo volume raccoglie tre racconti, tra cui un epilogo finale della serie. Il mangaka espone così le storie individuali di Chibi, il fratello di Happie, e Tetsuo, un ragazzo povero e disadattato che compare nel primo volume. Entrambi, in condizioni non particolarmente felici, riusciranno a stringere un forte legame rispettivamente con un’anziana signora (disprezzata da tutto il paese) e con un piccolo carlino mai adottato da nessuno.
Il cane che guarda le stelle è una finestra su uno spaccato di vita comune in tanti paesi. Un manga che vuole dare rilievo alle condizioni di vita tanto delle persone quanto dei cani, e di come queste possano influenzarsi fra loro. Un racconto sincero, commovente e pieno di speranza. In fondo, siamo tutti come un cane che osserva le stelle. Tesi a desiderare ciò che non si potrà mai raggiungere, ma a cui basta poco per esser felici.
Takashi Murakami, mangaka classe 1965, è stato autore di altri lavori dedicati al migliore amico dell’uomo, come Kota: il cane che vive con noi (2017, tradotto e distribuito da J-Pop) e Il bambino e il cane (2022, con storia scritta da Hase Seishū e pubblicato da Feltrinelli Comics).
Momo no Koto: Aiken to Roujin no Saigo no Hibi (Che ne sarà di Momo. Gli ultimi giorni del vecchio e del cane).
Che ne sarà di Momo. Gli ultimi giorni del vecchio e del cane è un volume unico scritto e disegnato da Osamu Yamamoto. Pubblicato nel 2022 dalla casa editrice Shogakukan, è stato tradotto e distribuito in Italia da Dynit due anni dopo.
Un classico slice of life con protagonisti Yūzõ Karita e il suo fedele amico a quattrozampe, Momo. Yūzõ Karita ha 81 anni, vive con una pensione misera e la sua unica fonte di gioia è proprio il suo fedele cane. Un po’ come immagino la mia vita a quell’età.
All’anziano, però, rimane un solo anno di vita, a causa di una grave malattia. Il manga si concentra così sul suo ultimo desiderio: trovare dei nuovi genitori per Momo. Il suo obiettivo è far sì che, anche dopo la propria scomparsa, il suo devoto amico non rimanga da solo e che possa continuare a vivere serenamente.
Com’è intuibile da questo breve incipit vago, il racconto è particolarmente toccante, e sicuramente il punto forte del volume. Si rivive la storia e il rapporto di Yūzõ e Momo, dal ritrovamento di quest’ultimo alle vicende familiari dell’anziano. E, d’altro canto, si approfondiscono le condizioni di vita degli animali, senza nascondere le pietose e terribili circostanze a cui vanno incontro randagi e cani abbandonati.
È attualmente l’unica opera di Osamu Yamamoto tradotta in Italia. Mangaka classe 1954, la cui prima opera ufficiale, Bokutachi no Shissou, risale al 1981. Con un tratto realistico e da vecchia scuola nipponica, Yamamoto, attraverso Che ne sarà di Momo. Gli ultimi giorni del vecchio e del cane, regala una storia drammatica in cui il coinvolgimento del lettore gioca un ruolo chiave.
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