Animazione Vaga,  Neon Genesis Evangelion

Rebuild of Evangelion

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Nella settimana dedicata a Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno, oggi parleremo del Rebuild of Evangelion, tetralogia cinematografica post-serie animata.

È il 2006, Anno è un uomo felice, sposato con la mangaka Moyoko Anno, Evangelion è un prodotto apprezzato a livello globale. A 10 anni dall’uscita della serie, Anno annuncia una versione cinematografica della sua opera, prodotta dallo Studio Khara (fondato da lui stesso). I cardini rimangono immutati: dare un messaggio e portare l’animazione giapponese a un livello superiore, di seguito le parole di Anno in merito all’annuncio del Rebuild: “L’opera innanzitutto visiva nota come Evangelion è stata realizzata assecondando desideri diversi. […] Il desiderio di ricollegare l’animazione giapponese, in rovina, alle sue origini. Il desiderio di abbattere il dilagare della chiusura d’animo. […] Ho riflettuto sulla ragione di rivolgersi, oggi, ad un titolo del passato, di oltre 10 anni fa. Sento che Eva ormai è vecchio. Ma negli ultimi 12 anni non ci sono stati anime più nuovi di Eva.”

L’idea è di portare nei primi tre film, seppur con qualche modifica, la stessa storia dei primi 24 episodi della serie. Ma già dal 1° titolo, Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone (2007), si notano delle differenze, e alcune fanno pensare al Rebuild come un “proseguimento” della serie stessa (es. la scena del mare rosso a fine di The End of Evangelion, con cui si apre anche 1.0).

Anche nella 2° pellicola, Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance (2009), la storia ricalca la stessa trama, ma le differenze sono sempre più evidenti. Soprattutto nel carattere dei personaggi, più disposti ad “aprire il proprio animo”: Shinji è più impetuoso e deciso, Rei più estroversa e solare, Asuka più morbida e affettuosa, etc.

Durante la produzione del 3° film, Anno, con l’obiettivo di alzare il livello dell’opera, decide di cancellare e riscrivere la sceneggiatura: Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo esce nel 2012, con una trama stravolta e ambientata 15 anni dopo e con tecnologie di animazione molto più avanzate.

Dato il cambio di trama, gli elevati costi e il Covid, l’uscita dell’ultimo capitolo, Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon A Time, continuò a slittare, fino al 2021. Il film è un tripudio qualitativo e scenografico, che chiude non solo la tetralogia, ma l’intera saga iniziata nel 1995, con un meritato e indimenticabile lieto fine.

Anno ha sempre ascoltato il proprio stato emotivo nella realizzazione delle sue opere, non c’è quindi da stupirci se, nella più sincera accettazione di sé e della propria vita, sia riuscito finalmente a dare a Shinji e tutti gli altri la serenità di cui avevano bisogno.

Curiosità: rispetto ai riferimenti (alcuni piuttosto espliciti) al fatto che gli eventi del Rebuild fossero, in qualche modo, successivi alla serie, i fan ipotizzarono per anni la cosiddetta “Teoria del loop”, secondo la quale i personaggi di Evangelion erano incastrati in una storia che si ripeteva ciclicamente. Anche se la teoria non è mai stata dichiaratamente confermata, il fatto che i personaggi stessero “rivivendo” le stesse esperienze e che avessero imparato da esse, quasi come se fosse un processo “psicoterapeutico”, sembra una metafora quanto mai plausibile, visto il finale di 3.0+1.0.

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