Fumetti Italiani

“Rieccoli”: Una Brutta Storia di Spugna

Sulla nostra pagina vaga il nome di Tommaso Di Spigna, in arte Spugna, è stato uno dei primissimi ad apparire. Conosciuto al Ratatà Festival 2024 di Jesi, per l’occasione acquistammo la Necromancer Edition di The Rust Kingdom (Hollow Press, 2017), uno dei suoi lavori più iconici; fu anche il primo fumetto di un autore italiano recensito in pagina. A poco più di due anni di distanza abbiamo approfondito ulteriormente la sua produzione, ma recuperare proprio la sua opera d’esordio, Una Brutta Storia, pubblicata nel 2014 dalla gloriosa Grrrz Comic Art Books, rimaneva praticamente impossibile.

Per fortuna di noi miscredenti che all’epoca ci eravamo lasciati sfuggire questo fumetto, a dodici anni dalla sua prima pubblicazione Trincea Ibiza – gruppo di autori indipendente di cui fa parte lo stesso Spugna – ci ha dato l’opportunità di recuperare Una Brutta Storia. Si tratta della prima uscita della collana RIECCOLI, dedicata a “tutti quei libri già editi in altre vesti che col tempo sono diventati irreperibili”. L’annuncio è stato accompagnato da un pre-order in edizione limitata a 600 copie, contenente 27 pagine colorate per la prima volta, oltre a una sezione curata da Matteo Contin in cui Spugna racconta nel dettaglio la genesi dell’opera. Inoltre, pur avendo già letto Imaginary Club di Pablo Cammello e Purple Empire di Criminaliza e Pablo Cammello, questa è anche la prima volta che parliamo di Trincea Ibiza. Insomma, è proprio l’articolo delle prime volte!

La storia racconta di Rocky, giovane e impetuoso marinaio, che ci viene presentato durante una sfida di cazzotti in una squallida bettola. Poco alla volta entra in scena il resto della ciurma: anzitutto l’incredibile Mac, il suo gigantesco mentore, poi Bill, il Sig. Kominsky e il loro capitano. Proprio attraverso l’introduzione di questi personaggi, durante un classico momento di convivialità marinaresca, Spugna mette subito sul tavolo l’incipit essenziale dell’opera: Rocky è l’unico a non aver mai vissuto la sua avventura disastrosa, o, per meglio dire, la sua “brutta storia”. E il viaggio che la Wendy, la nave su cui si trovano, sta affrontando alla ricerca dell’isola del tesoro sembra proprio l’occasione perfetta…

Date queste premesse, inizialmente mi aspettavo una lettura molto ricca e densa e, per certi versi, è stato così, ma non nel modo che immaginavo. Credevo di trovarmi davanti a una piccola epopea carica di eventi; invece, ciò che mi ha colpito di più è il modo in cui Spugna racconta la sua storia: senza appesantirla, con uno stile diretto ed essenziale, ma senza svuotarla minimamente di significato. Non è una qualità scontata, perché se spesso capita di leggere fumetti che sembrano contenere più del necessario, con Una Brutta Storia la sensazione è esattamente opposta: ci piacerebbe saperne di più, ma in fondo sappiamo che farlo significherebbe privarla di gran parte della sua magia.

E questa magia c’è, eccome. In un periodo storico in cui iniziava a spopolare il fumetto intimo e autobiografico, Spugna sceglie una strada diversa. Decide sì di raccontarsi, ma non di parlare direttamente di sé: nella sua opera d’esordio riversa tutto ciò che lo ha affascinato fin da bambino, dalle ambientazioni alle scazzottate, dal body horror sfrenato di Cronenberg all’immaginario del Popeye di Segar, a cui si ispira il protagonista. Una Brutta Storia non è soltanto un fumetto scritto molto bene e realizzato ancora meglio: è anche, forse soprattutto, il biglietto da visita più onesto e sincero con cui Tommaso Di Spigna poteva presentarsi al pubblico, mostrando già in modo sorprendentemente compiuto gran parte della poetica che avrebbe caratterizzato tutte le sue opere fino a oggi.

Il nostro consiglio vago, prima che questa edizione finisca e torni irreperibile, è di non lasciarvi sfuggire questa preziosa occasione, anche solo per scoprire le origini di un autore così particolare nel panorama italiano.

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