Graphic Novel

Roxane vende le sue mutandine di Maybelline Skvortzoff

Introduzione

Roxane vende le sue mutandine è la prima graphic novel di Maybelline Skvortzoff, pubblicata in Francia da Tanibis nel 2022. Il volume, composto da 128 pagine, è arrivato in Italia nel 2025 grazie al lavoro editoriale di Barta Edizioni, come ventiduesimo titolo della collana Fumisterie. L’opera è stata inclusa nella selezione ufficiale del Festival internazionale del fumetto di Angoulême 2023 e, nello stesso anno, ha vinto il Premio Artémisia nella categoria Humour.

Nata in Francia nel 1993 (siamo coetanei!), da madre cambogiana e padre russo, Maybelline Skvortzoff ha studiato fumetto a Bruxelles. Nella sua bio cita Robert Crumb e Joe Matt come riferimenti della propria formazione, la cui influenza si riconosce nell’approccio autobiografico, l’attenzione per la quotidianità e la scelta di raccontare personaggi lontani da qualsiasi forma di idealizzazione.

La vita di Roxane

Al centro della storia c’è Roxane, una giovane donna senza lavoro né prospettive. Fin dalle prime pagine, Maybelline Skvortzoff costruisce un personaggio che sembra vivere non per raggiungere qualcosa, ma solo per riempire il tempo.

Le giornate di Roxane scorrono tra alcol, droghe, sesso occasionale, pornografia e social network. Tutte forme di distrazione, modi per evitare il confronto con un’esistenza priva di direzioni.

Anche la sua casa riflette questo stato mentale: disordine, incuria e lettere abbandonate davanti alla porta.

È un personaggio che trascura ogni cosa, compreso il proprio futuro. Quando scopre di essere stata cancellata dalle liste di collocamento per assenze ingiustificate, la notizia sembra attraversarla senza produrre alcuna reazione.

È da questo contesto che prende avvio “l’avventura” che dà il titolo al volume. Roxane ha bisogno di soldi, ma, soprattutto, di qualcosa che spezzi la monotonia delle sue giornate. Quando scopre un sito su cui può vendere la propria biancheria intima, decide di provare questa nuova esperienza.

All’inizio sembra soltanto un modo semplice (e vago) per guadagnare qualche soldo, ma il meccanismo si rivela ben presto più complesso.

Roxane inizia a muoversi in un ambiente di cui non conosce fino in fondo le regole. I clienti diventano sempre più strani, le richieste più personali e le situazioni più inquietanti. Ne emerge una galleria di personaggi grotteschi, accomunati non soltanto dal proprio feticismo, ma anche dal bisogno di entrare in relazione con qualcuno, di soddisfare un proprio desiderio o di colmare un vuoto interiore. Lo stesso bisogno che, in fondo, sembra muovere la nostra protagonista.

Il punto, infatti, non è soltanto capire fin dove possano spingersi le richieste dei clienti, ma perché Roxane continui ad accettarle. Non è una ragazza ingenua, trascinata suo malgrado in una situazione pericolosa: sa cosa sta accadendo e sceglie comunque di andare avanti. Vendere le proprie mutandine diventa una nuova forma di inerzia, un’attività che le permette di guadagnare e di riempire le giornate, permettendole di non fermarsi abbastanza a lungo da chiedersi dove stia andando.

Il titolo finisce così per assumere un significato più ampio. Roxane non vende soltanto un indumento: mette progressivamente a disposizione anche sé stessa e il proprio tempo, lasciando che siano gli altri a stabilirne il valore. Il racconto porta, in modo vago e naturale, a riflettere sui rapporti di dominio, sull’influenza della dimensione economica su quella affettiva e personale, sul consenso e sulla precarietà economica e psicologica.

Relazioni senza punti fermi

La precarietà di Roxane non è soltanto economica, ma riguarda anche la sua vita affettiva. Le persone che la circondano non riescono a offrirle una vera stabilità, in parte per la natura problematica dei rapporti che intrattiene con loro, in parte per la sua stessa incapacità di lasciarsi coinvolgere fino in fondo.

C’è Martin, l’ex fidanzato ancora emotivamente legato a lei, al quale Roxane continua a rivolgersi soprattutto per soddisfare bisogni momentanei. Lui sembra sperare in una vicinanza che lei accetta soltanto quando le è utile, senza assumersi la responsabilità delle aspettative che continua ad alimentare.

Anche il rapporto con la madre è segnato da sentimenti contrastanti. La donna beve, ripete continuamente gli stessi discorsi ed è lontana tanto dalla figura genitoriale idealizzata quanto da quella semplicemente negativa. Tra le due esiste un legame autentico, fatto di affetto, ma anche di dipendenza e frustrazione. La madre non rappresenta un modello da seguire, ma nemmeno una presenza dalla quale Roxane riesca davvero ad allontanarsi.

Altrettanto significativa è l’asimmetria che caratterizza l’amicizia con Pénélope. Quest’ultima è una presenza abituale e rassicurante, tanto vicina da essere ormai quasi data per scontata. Pénélope, invece, prova nei confronti della protagonista un sentimento più profondo. La distanza tra le loro aspettative rivela una delle principali contraddizioni di Roxane: cerca continuamente qualcosa che possa riempire il proprio vuoto, ma fatica a riconoscere l’affetto che ha già accanto e, soprattutto, a ricambiarlo con la stessa intensità.

Questa difficoltà emerge anche nell’incontro con il ragazzo conosciuto in un negozio di musica. Per un momento sembra aprirsi la possibilità di un rapporto diverso, libero dalle dinamiche che condizionano le altre relazioni, ma Roxane torna rapidamente alle proprie abitudini nocive. Costruire un legame autentico richiederebbe una disponibilità e una partecipazione emotiva che la protagonista non sembra possedere.

Il personaggio di Roxane

Uno degli aspetti più riusciti del fumetto è proprio la difficoltà nell’inquadrare Roxane e la sua morale. È egoista, impulsiva, irresponsabile e in più occasioni ferisce le persone che le vogliono bene. Non è nemmeno una vittima passiva delle circostanze: molte delle sue scelte sono consapevoli.

Maybelline Skvortzoff, tuttavia, evita di trasformarla in un semplice personaggio negativo. La osserva con sufficiente distanza da mostrarne gli errori, senza però trasformare il racconto in una condanna morale. Roxane può essere irritante, vulnerabile, divertente o sgradevole nel giro di poche pagine. Il lettore non è obbligato a identificarsi con lei, ma viene invitato a seguirne le contraddizioni.

Questo non significa assolverla. Il punto è comprendere da dove nasce il suo comportamento. È forse un’incapacità di vivere diversamente, unita da una difficoltà radicale nel costruire qualcosa che vada oltre l’immediato? Sesso, droghe, alcol e persino il “lavoro” con i clienti diventano forme diverse della stessa strategia anestetizzante: non restare sola abbastanza a lungo da dover fare i conti con sé stessa. È più semplice anestetizzare il vuoto piuttosto che affrontarlo e comprenderne l’origine.

Stile di disegno

Anche sul piano grafico Maybelline Skvortzoff evita qualsiasi forma di idealizzazione. Il suo disegno unisce realismo quotidiano, deformazione caricaturale e tradizione underground, costruendo personaggi e ambienti attraverso un tratto apparentemente semplice, ma estremamente attento all’espressività.

In Roxane vende le sue mutandine ritroviamo un bianco e nero deciso unito ad una particolare attenzione alle inquadrature e ai dettagli. L’obiettivo generale non è raggiungere una bellezza convenzionale, ma rendere i personaggi immediatamente riconoscibili e fisicamente credibili nella loro imperfezione. Il tratto può apparire grezzo, ma è tutt’altro che casuale e la sua immediatezza contribuisce direttamente all’atmosfera del racconto.

Conclusioni

Roxane vende le sue mutandine di Maybelline Skvortzoff non è una graphic novel facilmente classificabile. La narrazione passa dalla commedia nera al disagio, dall’imbarazzo alla tristezza, dal ridicolo all’inquietudine, senza lasciare che uno di questi registri finisca per imporsi sugli altri. La provocazione del titolo diventa soltanto il punto di accesso a un racconto più ampio sulla precarietà, sulla solitudine e sulla difficoltà di costruire relazioni autentiche. Roxane appartiene a una generazione cresciuta nell’illusione di avere davanti a sé possibilità pressoché illimitate, ma che può ritrovarsi ugualmente immobile e disorientata.

Come approfondito in precedenza, Roxane è un personaggio autentico e contraddittorio, destinato a rimanere nei pensieri del lettore. Non perché cerchi di suscitare comprensione o indulgenza; a colpire è soprattutto il suo continuo tentativo di riempire un’esistenza apparentemente priva di prospettive. Il sesso le permette di non pensare, le droghe di allontanarsi ulteriormente da sé stessa, mentre le persone che la circondano diventano solo dei ripari contro la solitudine.

Il finale è emblematico ed efficace. Non risolve le contraddizioni accumulate nel corso della storia e non offre una morale capace di rimettere ordine in ciò che è andato storto. Quello che si intravede non è necessariamente l’inizio della felicità, ma forse il riconoscimento di un luogo al quale poter tornare. Un legame ancora possibile. O, forse, l’ennesimo modo per non rimanere sola.

Roxane vende le sue mutandine non è il semplice racconto di una caduta, né una storia edificante di riscatto. È un esordio unico e vagamente scomodo, capace di affrontare esperienze, fragilità e comportamenti che raramente trovano una rappresentazione altrettanto diretta nel fumetto mainstream. Un’opera che va oltre la provocazione e lo scandalo fine a sé stesso. Maybelline Skvortzoff costruisce, in modo personale e senza filtri, il ritratto di una generazione, lasciando al lettore il compito di trarne le proprie conclusioni. Tanti complimenti a Barta Edizioni per aver pubblicato questo fumetto anche in Italia! Una graphic novel vagamente originale e singolare.

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