Fumetti Italiani

AkaB & Progetto Stigma – Tributo vago

AkaB (“notte”, in lingua Maya), pseudonimo di Gabriele di Benedetto (Milano 1976 – 2019), ha avuto una lunga esperienza nel campo della pittura e del fumetto. Tra i fondatori dello Shock Studio, ha collaborato con le maggiori case editrici italiane (Bonelli Editore, Shockdom) ed estere (Marvel, Dark Horse e DC Comics). Nel 2003 firma il suo primo lungometraggio, Mattatoio, presentato alla 60° mostra del cinema di Venezia, mentre nel 2017 fonda l’etichetta Progetto Stigma, progetto editoriale distribuito in collaborazione con Eris Edizioni. Oggi, l’Associazione AkaB conserva e promuove l’opera e l’archivio dell’autore.

AkaB è stato indubbiamente uno dei fumettisti ed artisti contemporanei più importanti, e in questo articolo approfondiremo le sue opere pubblicate per il Progetto Stigma.

Iron Kobra & Rubens – Le collaborazioni di AkAB

Per parlavi di AkaB e della sua importanza nel mondo del fumetto underground italiano, inizieremo dalle sue collaborazioni con altre figure di spessore della scena indipendente.

Il primo fumetto è Iron Kobra, premio Boscarato come Miglior Fumetto Italiano al TCBFestival nel 2019. L’opera nasce come progetto grafico di Officina Infernale, a cui solo in una seconda fase sono stati aggiunti i testi di AkaB.

Vi abbiamo già parlato di Officina in un post tributo a lui dedicato, in cui viene approfondito sia il suo stile grafico che narrativo. Iron Kobra potrebbe essere associato al suo Anywhereman, tanto per il comparto visivo che per la trama “super-eroistica” alla base del fumetto. Un’opera visivamente eccezionale e stimolante, a cui AkaB ha cucito un testo che possiamo definire perfetto. Un vestito adeguato alle forme e ai contenuti di Officina, fatto di monologhi e flussi di coscienza su temi esistenziali e sociali. Il testo è iper-stimolante tanto quanto la sfera visiva, e il risultato finale è un’opera che sembra nata dalla mente e dalle mani di una sola persona.

La seconda opera è invece Rubens, che viaggia su toni, sia narrativi che visivi, totalmente differenti. Il fumetto è frutto della collaborazione tra AkaB (disegni e testi della prima storia), Pablo Cammello (disegni del primo racconto e autore completo del secondo) e Spugna (disegni di un segmento autoconclusivo).

Rubens, l’omonimo personaggio del fumetto, nasce innanzitutto sulle pagine di Tumorama, opera di Cammello pubblicata nel 2017 da Shockdom. Un anno dopo, AkaB e Cammello riprendono il soggetto e creano quello che possiamo chiamare uno “spin-off” del Tumorama-verse.

In quest’opera, viene rispettato l’universo lisergico di Cammello e mantenuta intatta la medesima struttura narrativa, in continuo bilico tra commedia e tragedia esistenziale, tra realtà ed assurdo. Rubens stesso diventa un personaggio indimenticabile, da cui potrebbero scaturire un’infinità di storie.

Il risultato anche qui è un’opera d’autore, originale e capace (nonostante il disagio dato da certi temi) di divertire e far sorridere.

Approfondimenti in gallery! Li avete letti? Che ne pensate?

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Le mani di Z – L’opera postuma di AkaB

“Ci stiamo effettivamente auto-distruggendo con una violenza mascherata d’amore”.

Le mani di Z è l’ultima opera scritta e disegnata da AkaB, pubblicata un anno dopo la morte dell’autore, avvenuta nel 2019. La graphic novel è il 9° sigillo del Progetto Stigma, l’etichetta editoriale fondata dallo stesso AkaB e distribuita da Eris Edizioni.

Dal mio punto di vista vago, questo fumetto rientra tra i “must have” per tutti gli amanti della scena fumettistica italiana. Un’opera importante ed imprescindibile, tanto per il nome dell’autore, che per i suoi contenuti. Lo stile di disegno, la storia e i suoi protagonisti rimangono indelebili una volta conclusa la lettura, lasciando sensazioni contrastanti, tra il disagio e il sorpreso, tra la repulsione e l’auto-riflessione.

Z è il principale protagonista, una persona affetta da una disabilità mentale, che conduce la propria vita impersonificando Zorro. Non c’è altro nella sua vita. Solo un rifugio mentale, che lo protegge da un grave trauma. I suoi unici contatti sono la madre, una ragazza che osserva dal balcone di casa, e la Tv, in cui scorrono eventi storici, programmi e figure pop degli anni ’80.

Ma, oltre a Z, AkaB crea personaggi e sottotrame ugualmente significanti, similmente infelici e dolenti. La madre che protegge in modo angoscioso l’unico legame che ormai possiede. Lo zio, tabagista, folle e recluso. Gli assistenti sociali, il quartiere anonimo, l’ambiente di casa così stretto e claustrofobico. Ma, soprattutto, il padre e la sua influenza, una figura rilevante e di cui conosceremo le sfaccettature solo poco alla volta, in rapidi flashback che si intervallano durante il racconto principale.

Una trama ben curata tanto dal punto di vista narrativo che stilistico: primi piani stretti e inquadrature fisse su oggetti e dettagli; più di 200 pagine che seguono uno schema di 4 / 6 frame costante, spezzato solo pochissime volte; il bianco-nero che esclude ogni forma di colore o gioco di sfumatura. Ogni elemento contribuisce a creare un senso di disagio, di chiusura e di imbarazzo, che non lascia spazio a giudizi, speranze e riscatti.

Le mani di Z è una storia di estrema sensibilità, che affronta tematiche e situazioni drammatiche ed intense, e non solo legate alle condizioni di Z e dei disturbi mentali (come, ad esempio, il ruolo che giocano le ossessioni).
Giuro che non farò mai più storie così struggenti”, scriveva AkaB a fine graphic novel. Il suo ultimo indimenticabile fumetto.

È doveroso evidenziare la cura del volume, un formato 21×29 cm, arricchito da elementi quali: la sceneggiatura di “Oltre il limite” (l’opera su cui sono impegnati il padre e lo zio di Z), una gallery di illustrazioni, gli studi su personaggio svolti da AkaB tra il 2013 e il 2019, e, infine, quel dettaglio in copertina, con quella grossa Z incisa nella cover, come testimonianza di un reale passaggio del protagonista. Un volume importante, perfettamente in linea con ciò che rappresenta.

Infine, come sottolineato all’interno del volume stesso, la storia nasce da un lontano ricordo d’infanzia di AkaB. Riportiamo uno stralcio della post-fazione scritta dallo stesso autore: “Zeta esiste. Io l’ho conosciuto […] Per me fu un’esperienza profonda, che mi rimase indelebilmente in mente in tutti i suoi dettagli. C’era qualcosa di molto importante in quella repulsione che avevo provato per Zeta. Ed era quello che di Zeta vedevo in me. Non il suo disagio. Ma il mio. […] In questo libro ho provato a dare delle risposte fantasiose a una realtà che in fondo non volevo e ancora non voglio conoscere”. Quella sensazione di disagio e inadeguatezza che colpisce ed afferra il lettore dall’inizio fino alla conclusione del fumetto.

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