
Una maxi storia di vendetta di Michele De Stefano
Introduzione
Una maxi storia di vendetta è la graphic novel scritta e disegnata da Michele De Stefano per Coconino Press. Si tratta della prima opera dell’autore pubblicata con questa casa editrice, anche se De Stefano non è certo nuovo al mondo del fumetto: prima di questo volume ha infatti realizzato, insieme ad Ania Marziana, Doppio balzo nello strato-tempo per AbracaPèm Comics, collettivo indipendente fondato dai due autori, oltre all’autoproduzione personale Il Pollaio.
Ho acquistato il volume in occasione del Comicon 2026, incuriosito da questa nuova uscita e felice di vedere un autore proveniente dall’ambito indipendente approdare a una realtà editoriale importante. Una maxi storia di vendetta si è rivelata una lettura piacevole, equilibrata e molto scorrevole. De Stefano parte da un immaginario post-apocalittico per costruire qualcosa di più intimo: un racconto di formazione attraversato dalla confusione e dalla sensibilità dell’adolescenza.
La maxi storia post-apocalittica
La storia è ambientata in un mondo colpito da una terribile catastrofe. Le cause dell’evento restano incerte, filtrate attraverso opinioni diverse e vaghe. Ma ciò che conta davvero non è ricostruire con precisione l’origine del disastro (che infatti non rappresenta il fulcro del racconto) quanto osservare le dinamiche sociali che da esso sono scaturite. In questo scenario conosciamo Giovanna e Amleto, due fratelli cresciuti in una realtà instabile e violenta, dove la morte sembra essere diventata qualcosa di quasi ordinario e i rapporti umani appaiono difficili da decifrare.
Il motore narrativo è la “maxi vendetta”: Giovanna e Amleto partono per vendicare la madre, gravemente ferita da un colpo di arma da fuoco. Tuttavia, la vendetta è solo l’innesco di un viaggio più profondo. Il vero centro dell’opera è il percorso personale dei due ragazzi: il loro tentativo di comprendere sé stessi, prendere le distanze dalle regole familiari, conquistare una forma di indipendenza fisica e psicologica e, più in generale, trovare un orientamento in un mondo che non offre strumenti chiari per crescere.
De Stefano riesce a raccontare molto bene l’adolescenza, non come una fase idealizzata o nostalgica, ma come un territorio confuso, pieno di conflitti e turbolenze emotive. Viviamo in prima persona i pensieri e le azioni di Giovanna e Amleto: i loro dubbi, la rabbia, l’irrequietezza, i primi rapporti con estranei e coetanei, la difficoltà di comprendere gli adulti e, allo stesso tempo, il bisogno di liberarsi dal loro “peso”, uscire dal nucleo familiare e iniziare a costruire una propria identità. Il contesto post-apocalittico non rende meno riconoscibili questi stati d’animo; al contrario, li amplifica.
I tre livelli narrativi
Uno degli aspetti più interessanti del volume è senza dubbio la costruzione narrativa, articolata su tre livelli distinti anche dal punto di vista visivo. Il blu accompagna i pensieri, le riflessioni e il flusso di coscienza di Giovanna, come se il lettore entrasse direttamente nel suo “quaderno” / diario personale. Il rosso appartiene invece alle storie di fantasia e invenzione, a quei mondi immaginari attraverso cui la protagonista prova a evadere dalla realtà e a dare forma a ciò che non riesce a dire ed elaborare in modo diretto. Il nero, infine, rappresenta la realtà concreta, ovvero gli eventi che accadono davvero a lei, ad Amleto e alla loro famiglia.
Questa divisione non è soltanto un espediente grafico, ma diventa uno strumento fondamentale per entrare in empatia con i personaggi. I tre livelli sono ben dosati e dialogano tra loro senza appesantire la lettura, né renderla confusa o frammentata. Le parti fantastiche, disegnate in rosso, non sono semplici parentesi decorative, ma diventano un modo per conoscere meglio Giovanna, le sue paure e le sue insicurezze. Diario, fantasia e realtà si intrecciano così in modo naturale, restituendo la complessità emotiva di un’adolescente alle prese con un mondo difficile da comprendere.
È interessante notare anche come la costruzione delle tavole sembri seguire questa distinzione. Le sequenze legate alla realtà appaiono più ordinate, incasellate all’interno di una gabbia visiva riconoscibile. Al contrario, le parti diaristiche e introspettive sono più libere nella pagina, accompagnate da lunghi testi e da poche immagini, senza seguire un ordine rigido. È una scelta molto efficace, perché traduce visivamente la differenza tra ciò che accade fuori e ciò che si muove dentro Giovanna: da una parte il mondo concreto, con le sue regole e la sua durezza; dall’altra il pensiero, più instabile, frammentato, ma anche più aperto e personale.
Considerazioni finali
In Una maxi storia di vendetta ho apprezzato molto anche il modo in cui l’opera, pur concentrandosi sull’adolescenza e sui suoi tratti più riconoscibili, riesca a parlare anche della difficoltà di essere genitori. Lo fa indirettamente, proprio perché la narrazione rimane legata soprattutto allo sguardo dei due ragazzi. Eppure, emerge con chiarezza quanto sia difficile assumere un ruolo adulto, soprattutto in un mondo allo sfascio e quando si è i primi a non aver davvero capito come funziona la vita. Se essere genitori era complicato prima della catastrofe, figuriamoci dopo.
Michele De Stefano firma una storia sincera, diretta e volutamente “grezza”, come se il volume fosse davvero il diario di un’adolescente che prova a mettere ordine nel caos che la circonda. È proprio questa naturalezza, insieme alla scelta dei tre livelli narrativi, a rendere l’opera ben riuscita. Il coinvolgimento del lettore nasce poco alla volta, attraverso la voce dei personaggi, i loro errori, le loro fantasie, le loro paure e il loro modo ancora incompleto di guardare il mondo.
Una maxi storia di vendetta parte da una vicenda post-apocalittica e la trasforma in un racconto intimo e sensibile sulla crescita, sulla famiglia e sul bisogno di trovare finalmente un proprio spazio. Forse mi sarei aspettato qualche “bomba emotiva” in più, o una tragedia più netta, ma in fondo va bene così. Proprio come nella vita, non serve sempre un grande colpo di scena o un dramma catastrofico perché qualcosa riesca comunque a lasciare il segno. Quindi, vagamente parlando: buona la prima nel mercato mainstream, Michele De Stefano!


La tua fonte vaga di fumetti!














