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Underground di Maruo Suehiro

Introduzione

Maruo Suehiro (Nagasaki, 1956) è universalmente riconosciuto come uno dei massimi esponenti dell’ero-guro, la corrente artistica che fonde un erotismo sofisticato con elementi macabri, surreali e grotteschi. Il mangaka si è affermato a livello internazionale non solo per il suo stile minuzioso e raffinato, ma anche per la capacità di rendere ogni sua opera unica e profondamente evocativa.

Dopo il successo di Midori – La ragazza delle camelie, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di immergerci nel suo lavoro più recente, Underground, pubblicato in Italia pochi giorni fa da Coconino Press.

È importante però fare una precisazione: chi si aspetta un Maruo Suehiro sopra le righe, votato all’estremo e all’eccesso, potrebbe rimanere deluso. In Underground ci troviamo di fronte a una versione dell’autore che potremmo definire inedita, misurata e particolare.

Il manga conduce il lettore nella Tokyo degli anni ’60, dove l’ambientazione non funge da semplice cornice, ma si afferma come autentica protagonista della narrazione. È letteralmente l’underground della metropoli a dominare la scena, più degli stessi personaggi di cui seguiamo le vicende, semplici pedine nelle mani di Maruo Suehiro per trasmettere quella commistione di speranza e disperazione che caratterizzava le strade della città.

Underground – La Tokyo degli anni ’60

Migeru e Sachiko, entrambi diciannovenni, incarnano due giovani anime smarrite incapaci di ritagliarsi uno spazio e un’identità all’interno del mondo che li circonda. Arrivati a Tokyo attraverso il sistema delle assunzioni collettive (forma di impiego che, soprattutto nel secondo dopoguerra, portò alla migrazione di un gran numero di giovani neodiplomati dalle aree rurali alle metropoli), si trovano a fare i conti con le difficoltà di un’esistenza precaria e piena di disillusioni.

Migeru (omaggio al mangaka Shigeru Mizuki), nutre il sogno di diventare un autore di manga affermato, ma i suoi tentativi di entrare nel mondo dell’editoria falliscono ripetutamente. Sachiko, invece, svolge lavori di natura erotica che disprezza, spinta dalla necessità di inviare soldi alla famiglia rimasta in provincia — una famiglia interessata esclusivamente al sostegno economico che può garantire. Due personaggi che vogliono rappresentare emblematicamente la condizione di chi si trova a vivere nell’anonimato metropolitano, sospeso tra sogni e dura realtà.

L’obiettivo principale di Maruo Suehiro è proprio questo: raccontare la metropolitana di Tokyo nelle sue molteplici sfaccettature, attraverso lo sguardo di un anonimo provinciale, privo di particolari doti e incapace di emergere. Una visione autentica e “suehiriana” della città, dove la quotidianità si intreccia con sogni infranti e una costante ricerca di identità.

In Underground, le citazioni e i riferimenti al contesto storico-culturale sono molteplici. Si spazia dal mondo dei fumetti (con annesso riferimento a Garo, celebre rivista per cui lo stesso Maruo Suehiro lavorò) alla scena musicale, che fa da colonna sonora alle inquietudini dell’epoca; dalle compagnie teatrali underground, luoghi di sperimentazione e dissenso, al cinema di quegli anni. Accanto ai personaggi televisivi di successo, emergono i vagabondi e le figure ai margini, in un continuo contrasto tra chi “ce l’ha fatta” e chi invece resta confinato ad impieghi precari e fallimenti.

Non mancano inoltre riferimenti espliciti alle rivolte studentesche e al clima politico dell’epoca (dalla Zengakuren, la Federazione Giapponese delle Associazioni di Autogoverno Studentesco, alle fazioni rivoluzionarie marxiste), e ad eventi di cronaca, come il caso del pluriomicida diciannovenne Nagayama Norio, che sconvolse il Giappone nel 1968: un episodio attraverso il quale l’autore inserisce una riflessione tagliente (“non sono le cause a determinare le conseguenze, ma viceversa”), sottolineando l’ambiguità e la complessità che caratterizza la società moderna.

In questo ricco e denso scenario, lo stile di Maruo Suehiro trova naturalmente conferma. Il tratto incredibilmente elegante e nitido. L’attenzione sia ai dettagli anatomici che agli sfondi urbani e alle ambientazioni. Le espressioni enigmatiche ed allucinate dei personaggi. Le atmosfere cupe e surreali pervase da un costante senso di angoscia e spaesamento. In Underground, gli elementi realistici della Tokyo anni ’60 si fondono con quelli del folklore giapponese (come gli yokai legati alle tradizioni rurali, tra cui il Konak Jiji che tormenta Migeru), e con componenti surreali e dell’ero-guro.

Conclusioni

Come anticipato nell’introduzione, non aspettatevi che siano l’erotismo, l’horror o il surreale i veri protagonisti di questa storia. Al centro della scena c’è l’underground, la quotidianità urbana nei suoi aspetti più autentici e popolari. Maruo Suehiro dipinge un affresco vivido della miscela di speranza e disperazione che permeava le strade della Tokyo degli anni ’60, non così distante dalle realtà odierne. Un mondo fatto di contraddizioni e sogni infranti, abitato da persone comuni in perenne bilico tra aspirazioni e cruda realtà, e alla costante ricerca di un’identità, anche se solo illusoria.

“Ci sono Kappa, Tenko, Sunakake-Baba persino Nurarihyon che si spacciano per gente di città portando con sé bestiame puzzolente.”

La tua fonte vaga di fumetti!

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