Vago al Festival

Vago al OPENTOUR 2026

Introduzione

OPENTOUR 2026 supera, anche quest’anno, il concetto di “mostra” o di semplice appuntamento di fine anno accademico. È un percorso diffuso che parte dall’Accademia di Belle Arti di Bologna e si allarga alla città, attraversando gallerie, spazi indipendenti, stamperie e luoghi culturali.

Il cuore della dodicesima edizione, intitolata Unboxed, è il dialogo tra l’OPENSHOW, allestito negli spazi dell’Accademia, e la rassegna Giovani talenti in galleria, curata da Carmen Lorenzetti e Giuseppe Lufrano, che coinvolge 31 luoghi di Bologna.

Il risultato è un itinerario ampio e stratificato, capace di portare fuori dagli spazi didattici i lavori di studentesse e studenti, mostrando non solo il talento delle nuove generazioni, ma anche la varietà dei linguaggi che attraversano oggi l’Accademia.

Dentro l’Accademia: OPENSHOW

Il punto di partenza naturale è l’Accademia stessa, dove OPENSHOW apre al pubblico aule, corridoi e spazi interni, trasformandoli in un percorso espositivo ampio e poliedrico. La sensazione è diversa da quella di una mostra tradizionale: non si entra in un ambiente neutro, già separato dal processo creativo, ma in un luogo in cui le opere sembrano ancora vicine alla loro origine, legate al lavoro quotidiano, al confronto con docenti e compagni e alla sperimentazione.
Tra i progetti interni, segnaliamo in particolare quelli più vicini al mondo del fumetto e dell’illustrazione:

  • P.G.R. – I miracoli dell’Ala Collamarini, a cura di Maja Celija e Luigi Raffaelli, raccoglie quadri, illustrazioni e lavori di moltissimi studenti e studentesse. “Sulle orme di santi, devoti, missionari, miracolati o semplicemente fortunati, allievi e allieve confessano ansie, terrori e tragedie scampate per grazia ricevuta”, dando vita a un insieme ricco e molto eterogeneo per toni, stili e immaginari.
    Artistə che hanno partecipato: Fernando Aguilera, Tahirih Amadio, Riccardo Arioli, Davide Basile, Giulio Barbantini, Tobia Barilari, Elisa Borghi, Carmen Buoro, Alessandro Camerotto, Arianna Carboni, Michelangelo Cavallini, Jiarong Chen, Chiara Corrias, Lorenzo Criveller, Lorenzo Cugis, Ilaria Dal Monte, Leo Del Vecchio, Gabriele Dore, Simone Foletto, Alice Freddi, Maria Giampieretti, Eva Giannetta, Alessandro Giardi, Giacomo Giovannini, Hanwen Guo, Kevin Lorandi, Irma Luccoli, Wenjing Ma, Marco Marinaro, Sofiia Maskalova, Bianca Moles, Barbara Motolese, Giulia Pallanca, Benedetta Paradiso, Diletta Iris Petraglia, Alice Pirotti, Erasmo Pucci, Agnese Rampazzo, Riccardo Sciorilli, Sophia Sicari, Vita Tetti, Anna Tonti, Ivan Truden, Luca Vidali, Shi Xiangxiang, Chunxi Xiao e Qinyu Zhang.

  • La mostra dedicata a Chaud Pelvis, opera di Tobia Barillari e Giacomo Giovannini pubblicata da Profondissima Press, porta invece l’attenzione su un progetto editoriale specifico. Curata da Onofrio Catacchio, l’esposizione permetteva di avvicinarsi al fumetto non soltanto come libro finito, ma come universo grafico e narrativo, osservandone la costruzione complessiva.
  • Storie in A6, a cura di Sara Colaone e Anna Mastrofilippo, lavora sul formato come parte integrante del racconto. Piccole fanzine, ministorie da piegare, aprire, leggere e richiudere. I lavori funzionano in due tempi: da chiuse, come oggetti narrativi lineari e tascabili; da aperte, come immagini uniche e più ampie, capaci di riorganizzare o chiudere ciò che era stato letto per frammenti. In questo passaggio tra piega e apertura, tra miniracconto e immagine complessiva, il progetto trovava la propria forza, mostrando un esercizio importante sulla sintesi, sulla costruzione narrativa e gestione del formato.
    Artistə che hanno partecipato: Sonia Abou El Seoud, Frida Agnoletto, Lisa Alfani, Antonio Balzano, Felipe Borghi, Miriam Casalini, Claudio Catania, Gabriele Cerino, Francesco Coccia, Giorgia Curci, Giulio Del Carlo, Marta Ferracioli, Adelaide Forcione, Costanza Francaviglia, Lisa Galaverni, Sofia Giunta, Dorian Guerra, Giovanni Gulinelli. Greta Italiano, Yi Lan, Anna Mastrofilippo, Marco Matteo Mazzeo, Marya Melekh, Leo Milazzo, Francesca Muraro, Alessia Muratore, Asia Neri, Terence Occhionero, Vittoria Pace, Carlotta Pettazzoni, Lisa Pon, Benedetta Puma, Zakaria Rachyd, Oishi Rahman, Satine Ronchi, Zoran Ronco, Vittoria Sacchetti e Agostino Zavan.

  • In due, a cura di Mario Rivelli, propone un altro tipo di esercizio: lavorare a coppie, alternando i ruoli di scrittura e disegno all’interno di un’antologia a fumetti. La mostra presenta sia le opere sia la stampa del prototipo editoriale, mettendo in evidenza una dimensione spesso meno visibile, ma centrale nel fumetto: la collaborazione. Lavorare “in due” significa cedere qualcosa del proprio controllo, entrare nel ritmo dell’altro, accettare che una storia nasca da un equilibrio condiviso.
    Artistə che hanno partecipato: Tahirih Amadio, Alessandro Camerotto, Michelangelo Cavallini, Jiarong Chen, Chiara Corrias, Lorenzo Criveller, Irma Luccoli, Wenjing Ma, Giulia Pallanca, Benedetta Paradiso, Simone Marchetti, Sofiia Moskalova, Diletta Petraglia, Caterina Riceputi, Sophia Sicari, Vita Tetti, Ivan Truden, Luca Vidali e Qinyu Zhang.

Fuori dall’Accademia, una delle tappe che segnaliamo è Di segni di versi, ospitata da Zoo in Strada Maggiore. La mostra nasce dal lavoro delle studentesse e degli studenti del secondo anno del Biennio di Illustrazione per l’editoria dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, insieme all’illustratrice e docente Maja Celija, in collaborazione con Mariagiorgia Ulbar ed Emilio Varrà. Il progetto mette in relazione poesia, disegno e illustrazione a partire dai testi di Diletta D’Angelo, Piera Oppezzo, Anna Papa, Letizia Polini, Marilena Renda, June Scialpi e Mariagiorgia Ulbar.

Il punto, però, non è illustrare la poesia in modo didascalico. Le immagini non cercano di spiegare i testi, né di ridurli a una traduzione visiva immediata. Al contrario. Il riferimento a Kafka, con l’invito a “vedere sé stessi come una cosa estranea, dimenticare ciò che si è visto, conservare lo sguardo”, offre una chiave efficace per entrare nel progetto. Guardare, in questo caso, significa sottrarsi alla spiegazione immediata, accettare una distanza, lasciare che l’immagine emerga lentamente dalla relazione con il testo. Di segni di versi è quindi una mostra costruita sulla sensibilità dello sguardo. Ogni opera cerca un equilibrio tra interpretazione e autonomia, tra fedeltà alla parola poetica e libertà dell’immagine.

Il risultato è un percorso raccolto, ma ricco di sfumature. Il gesto illustrativo diventa una forma di lettura profonda: non un’aggiunta alla poesia, ma una sua possibile continuazione. E Zoo si conferma uno spazio particolarmente adatto ad accogliere iniziative di questo tipo.

Illustrazioni a cura di: Francesca Benzi, Maria Beatrice Bonfiglio, Ludovica Brighi, Carlotta Fontana, Elisabetta Maria Incardona, Paryzad Jamalibeirami, Yuesha Li, Virginia Monteverdi, Irene Nicolodi, Alice Rossi, Chiara Scavuzzo, Chiara Spinelli, Yawen Zheng, Luca Zaccheddu, Diego Zanotti, Giorgia Zecca. Realizzazione grafica di Virginia Monteverdi e Irene Nicolodi.

Squadro Stamperia Galleria d’Arte: quattro visioni sul fumetto italiano

Tra le tappe più interessanti dell’OPENTOUR 2026 c’è Prime visioni, ospitata da Squadro Stamperia Galleria d’Arte, spazio bolognese da tempo legato al fumetto, all’illustrazione e alla stampa d’arte. Curata da Andrea Bruno, la mostra presenta i progetti di tesi di Francesca Sfondrini, Giuseppe Montagna, Valeria Porta e Rodolfo Baldanzi, ex studenti del Biennio di Linguaggi del Fumetto dell’Accademia.

Il titolo funziona molto bene: questi lavori erano “prime visioni” non perché acerbi, ma perché capaci di indicare direzioni possibili. Quattro romanzi grafici in bianco e nero, quattro approcci differenti al racconto, quattro “scorci sul futuro del fumetto italiano”. Il pubblico può osservare le tavole originali e sfogliare i progetti finali grazie ad alcune copie messe a disposizione.

Le opere in mostra sono:
Freddo cane di Valeria Porta, storia di provincia centrata su due giovani ragazze e su una notte attraversata da amicizia, relazioni, tensioni e inquietudini;
Il maiale giocattolo di Giuseppe Montagna, racconto sospeso tra osservazione quotidiana, momenti di leggerezza e passaggi più duri, in cui emergono sofferenza, marginalità e complessità del contesto urbano;
Age of Consent di Francesca Sfondrini, opera capace di confrontarsi con temi complessi legati al consenso, alle relazioni e alle zone d’ombra della contemporaneità;
Febbre d’estate di Rodolfo Baldanzi, che spinge la narrazione verso territori più radicali e sperimentali.

Prime visioni appare così come un confronto tra personalità già riconoscibili, accomunate dalla volontà di usare il fumetto come spazio di racconto, analisi, conflitto e ricerca formale. Squadro Stamperia si conferma il luogo ideale per osservare il fumetto non solo come linguaggio narrativo, ma anche come oggetto editoriale, pratica grafica e campo di sperimentazione personale.

In attesa di Teatro Disegnato

Le attività, le mostre e le tappe da visitare sono moltissime, e tutte le informazioni utili sono disponibili sul sito di ABABO OPENTOUR.

Tra gli appuntamenti da segnalare c’è anche TEATRODISEGNATO/04, ospitato dal Teatro Arena del Sole a partire dal 19 giugno. La mostra presenterà i disegni realizzati dal Corso di Illustrazione per l’editoria dell’Accademia, ispirati allo spettacolo A Place of Safety della compagnia teatrale Kepler-452, andato in scena a Bologna nel marzo 2026.

Anche questo progetto conferma una delle direzioni più interessanti dell’Accademia: mettere in relazione linguaggi diversi, in questo caso teatro e illustrazione, esperienza performativa e interpretazione grafica. È una tappa che visiteremo sicuramente e che amplia ulteriormente il dialogo tra formazione artistica e istituzioni culturali della città.

Conclusioni e considerazioni vaghe

Uno degli aspetti più interessanti di OPENTOUR (così come di iniziative simili, come Art City e A Occhi Aperti) è la capacità di trasformare il rapporto tra Accademia e città in un’esperienza concreta e non appiattita dentro una cornice unica. I lavori degli studenti non vengono semplicemente “portati fuori” dalle aule, ma inseriti in contesti reali, dotati di una propria identità, che ne modificano la percezione e ne ampliano le possibilità di lettura.

Bologna diventa così parte attiva del progetto: non uno sfondo, ma una struttura diffusa attraverso cui le ricerche si distribuiscono, si confrontano e assumono forme diverse. Camminare da una mostra all’altra significa attraversare non solo la città, ma anche modi diversi di intendere la produzione artistica: gallerie, stamperie, spazi teatrali e realtà indipendenti compongono una mappa eterogenea, capace di restituire la varietà dei linguaggi e degli approcci che attraversano l’Accademia. In questa dimensione aperta risiede il valore di OPENTOUR 2026.

La manifestazione non cerca di offrire un’immagine compatta o unitaria della formazione artistica, ma ne mostra la complessità: fumetto, illustrazione, pittura, editoria, poesia e teatro convivono in un percorso plurale ed eterogeneo.

Per chi guarda ai linguaggi visivi contemporanei, OPENTOUR rappresenta quindi un’occasione per osservare una ricerca giovane nel momento in cui inizia a misurarsi con lo spazio pubblico. È proprio qui che il concetto di Unboxed trova il suo senso più pieno: non solo nell’uscita fisica dall’Accademia, ma nel passaggio da un contesto formativo a una condizione più aperta, in cui i lavori possono circolare, incontrare luoghi e pubblici diversi, ed esporsi a nuove interpretazioni.

La manifestazione OpenTour è organizzata dall’Accademia di Belle Arti di Bologna in collaborazione con l’Associazione Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea Confcommercio Ascom Bologna e la Fondazione Zucchelli.

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