
Watchmen – Il capolavoro di Alan Moore
Watchmen – Il capolavoro di Alan Moore
Mancano 12 minuti alla mezzanotte, esattamente come i volumi che compongono quest’opera, ideata a partire dal 1984 (affatto casuale il parallelo con l’omonimo romanzo di Orwell) e pubblicata tra il 1986 e il 1987.
Di Watchmen se n’è parlato molto e se ne parlerà tantissimo. In particolare, c’è una cosa che viene sempre detta dagli appassionati per convincere chi è diffidente nei confronti dei fumetti: “Watchmen è paragonabile ai migliori libri mai scritti”. Ma proprio questa affermazione sminuisce per ben due volte il capolavoro scritto da Alan Moore e disegnato da Dave Gibbons. Primo, perché si parte dalla premessa implicita che i fumetti siano qualcosa di minore. Secondo, perché Watchmen non può esistere se non in quanto comic book supereroistico.
Proprio quei supereroi che vengono definiti “abomini” dall’autore stesso, e che verranno decostruiti e rimodellati al servizio di una storia estremamente profonda e controversa. Nonché una delle opere più politiche di sempre, scritta e ambientata quando la fine della guerra fredda era ancora impensabile e la paura di un’apocalisse nucleare più forte che mai (ho appena avuto un déjà vu).
Quis custodiet ipsos custodes?

Il Comico – Focus Personaggio

Agli occhi dei personaggi che vivono nell’universo di Watchmen, la figura di Edward Morgan Blake (meglio conosciuto come “il Comico”) è sempre stata caratterizzata da un giudizio netto ed estremo, nonostante per tutti la sua personalità fosse indecifrabile e ambigua. La storia parte da una certezza, “un uomo di nome Edward Blake è stato ucciso”, ma chi fosse davvero quell’uomo e perché lo volessero morto è del tutto incerto. Ed è proprio dall’incontro tra ciò che è certo e ciò che è incerto nella figura del Comico che si gioca l’intero arco narrativo di Watchmen.
E infatti, ricostruire la personalità di questo personaggio non è un processo lineare e sequenziale ed è reso possibile solo a partire dalle testimonianze arbitrarie degli altri personaggi dell’opera. Il risultato è un puzzle composto da doppioni e pezzi mancanti, che possono essere colmati solo dal giudizio personale del lettore.
Ciò che spreme la curiosità, è scoprire come il Comico abbia lasciato qualcosa di indelebile dentro ciascun personaggio, cosa spingeva la fascinazione e l’interesse degli altri supereroi nei confronti di Blake, nonostante fosse chiaramente l’esempio da non seguire. Il “nazista” che ha rovesciato governi e fatto sparire avversari politici. Il “mostro” che ha quasi violentato una collega e sparato a sangue freddo una donna incinta. Ma capace comunque di rimanere l’unico tra tutti talmente umano da rendersi conto, infine, della sottile differenza tra uno scherzo di cattivo gusto e una tragedia irrimediabile.

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