
Yu Yu Hakusho – L’arte di Yoshihiro Togashi
“E non dimenticatevi che sono già morto una volta!”
Il primo incontro con Yoshihiro Togashi fu proprio con Yu degli Spettri (nome italiano di Yu Yu Hakusho, ovvero “Libro bianco sui fantasmi“), ai temi della trasmissione dell’anime su La7 e MTV. Il manga fu pubblicato tra il 1990 e il 1994 sulla rivista Weekly Shonen Jump ed edito in Italia da Star Comics, impegnata, proprio in questo periodo, nella pubblicazione della “New Edition” dell’opera. Nonostante sia ormai conclusa da un po’, la serie si è classificata al 17° posto nel sondaggio Manga Sosenkyo indetto da TV Asahi nel 2021 (Hunter x Hunter, altra opera dell’autore, all11°).
Ho sempre considerato Yu Yu un’opera particolarmente “sottovalutata”, e di cui, in generale, si parla poco, soprattutto se comparata al successo (più che meritato) che gode l’altra serie di Togashi, Hunter x Hunter appunto. Ma fu proprio da Yu Yu che l’autore iniziò a mostrare il suo talento cristallino, dalla caratterizzazione dei personaggi alla gestione dei poteri in gioco (power system), dall’alto livello di scrittura ai tanti riferimenti alla letteratura (non solo legata alla mitologia giapponese e agli shinigami, e che ben fa capire l’approfondito studio da parte dell’autore), dal world-building al suo stile artistico, intenso e vivo, tanto nelle scene di combattimento che nel modo di esprimere le emozioni e sensazioni di personaggi e situazioni. Tutti elementi caratterizzanti che sono successivamente “esplosi” in Hunter x Hunter, figlio proprio di quanto fatto nel passato da Togashi (sono diverse le somiglianze).

Ultimi aspetti che ho amato:
- Yu Yu ha esplorato il lato più tetro e oscuro degli shonen, prima ancora che Gege, autore di Jujutsu Kaisen, iniasse a leggere (letteralmente, Gege è del ’92);
- L’Arco del Torneo delle arti marziali nere, contro i fratelli Toguro, rimane ancora tra le migliori saghe mai scritte in uno shonen battle;
- La “Spirit Gun“, l’attacco tipico del protagonista Yusuke, tecnica che consiste nel concentrare l’energia spirituale nel dito e spararla come un proiettile, rimane una delle signature move più aamate e citate, al livello della Kamehameha.
Concludiamo con un approfondimento dedicato alla gestione da parte di Togashi dell’ultimo arco narrativo. L’autore, già durante la serializzazione di Yu Yu, soffriva di problemi alla schiena, dolori che, ancora oggi, limitano il suo lavoro (vedi con HxH). Ma non fu quello il motivo principale per cui l’arco finale fu volutamente stroncato dallo stesso autore: Togashi andò in totale burnout, non riusciva più a sopportare nè il ritmo settimanale di pubblicazione nè l’eccessiva pressione di dover regalare a Jump e ai lettori un finale degno e all’altezza delle aspettative.
Togashi, quindi, decise di completare l’arco finale in circa 20 capitoli (saga più corta di tutta la serie), tagliando totalmente lo scontro finale fra Yusuke (il protagonista) e il villain principale. Una decisione che, ancora oggi, farebbe scalpore (immaginiamo One Piece senza una battaglia finale, ma con Lufy che si sveglia e scopre che Bugy è il re dei pirati). Già nel ’90, Togashi mostrava al mondo non solo la sua idea di shonen, ma, in generale, la sua necessità di esprimere la propria arte libero da qualsiasi pressione o impostazione.
La tua fonte vaga di fumetti!










