
Zerocalcare in Quando muori resta a me
Parto subito con un’ammissione: se non ci fossero stati gli episodi di Rebibbia Quarantine o se non fossero state partorite le due (giustamente) acclamatissime serie su Netflix, non so se mi sarei mai riavvicinato ai fumetti di Zerocalcare. Certo, non sarò un fan della primissima ora, ma comunque abbastanza vecchio da seguire il blog quando ancora veniva aggiornato ogni lunedì (su due) e che si facevano file tutto sommato tollerabili per i firmacopie. E anche se i fumetti che uscivano continuavano a piacermi, da dopo Dimentica il mio nome non sono più riuscito a emozionarmi come facevo prima. E così, nel corso degli anni, ho iniziato a sentire sempre meno l’attesa per le nuove uscite. Ma sia chiaro, dentro di me non mi sono mai permesso di fargliene una colpa. Ho sempre compreso che era un mio limite, che nel frattempo stavo cambiando. Solo che negli ultimi anni non mi sono mai dato la possibilità di ricredermi.

Tutta questa lunghissima e (forse) inutile premessa è per dire che stavolta, invece, era scattato dentro qualcosa fin da subito, sin dall’annuncio. Ho sentito di nuovo, come da più giovane, quella frenetica attesa per una storia di Zerocalcare, accompagnata dalla malsana voglia di farsi ore e ore di fila per una sua dedica. E quindi, questa non si tratta di una vera e propria recensione, ma del racconto di un amore partito 12 anni fa e che adesso, con Quando muori resta a me, ha ritrovato un nuovo picco, così alto da far girare la testa.
Sarà che temi come capire quale sia la propria strada, i rapporti difficili con i padri, decidere se sia giusto o meno avere dei figli, fanno breccia facile nel cuore di un post-trentenne. Argomenti che prima o poi tanti autori affrontano nella loro carriera, ma è il come li si racconta che fa tutta la differenza. E questa volta si può tranquillamente dire che la differenza è stata decisamente fatta. Quindi mi rivolgo soprattutto ai vecchi fan che si erano persi per la strada, come il sottoscritto: fatevi un favore e leggete cosa ha da dire da Michele, ne varrà sicuramente la pena.
La tua fonte vaga di fumetti!








