
Qui io non conto – Anna Dietzel x BeccoGiallo
Introduzione
Qui io non conto è una graphic novel scritta e disegnata da Anna Dietzel per BeccoGiallo.
Attendevo con ansia questa nuova uscita. Non solo per il tema centrale del fumetto, ma soprattutto perché firmato da un artistə che seguiamo (sia io che il mio collega) con estremo piacere.
Anna Dietzel, classe 1996, ha frequentato sia l’Accademia di Belle Arti di Verona che l’Accademia di Belle Arti di Bologna, con una specializzazione in illustrazione per l’editoria. Potete trovare i suoi lavori (anche lato merchandising, come magliette e oggettistica) sul suo profilo social e linktree.
Anna Dietzel ha lavorato soprattutto nel mondo delle autoproduzioni, e la sua opera d’esordio è stata Tre di Notte a Miltenberg, pubblicata per Sigaretten nel 2021. Qui io non conto è quindi il suo secondo fumetto ufficiale. “La storia vera di una famiglia slovena oppressa dal fascismo”, come si legge dalla copertina. E quale casa editrice migliore di BeccoGiallo per la pubblicazione?
Per chi non lo sapesse, il nome della casa editrice, nata nel 2005 in provincia di Treviso e oggi attiva a Padova, <<è un omaggio alla coraggiosa esperienza editoriale del foglio satirico antifascista “Il Becco Giallo”, che negli anni Venti del secolo scorso utilizzava il disegno – assieme all’inchiesta giornalistica scritta – per criticare e incalzare il Potere: il suo simbolo era un merlo nero, con il becco sempre aperto a voler gridare le verità che si volevano invece a quel tempo negare.>> (come si può leggere dalla pagina web della stessa casa editrice).
Narrazione e stile
In Qui io non conto, l’autricə ricostruisce le proprie radici, condividendo col lettore la storia della sua famiglia. La protagonista è Miranda, figlia di genitori sloveni, e nonna di Anna Dietzel. Come da nostra politica vaga non entreremo nei dettagli della trama, evitando così spoiler. Ma il racconto è estremamente interessante. La storia di Miranda, figlia di Marija, detta Iĉi, e Jošef, è indubbiamente il fulcro centrale, ma è anche il mezzo con cui illustrare una situazione storica-sociale-politica tanto importante quanto (spesso e troppo) ignorata.
Ripercorrendo i passi di Miranda e della sua famiglia, e grazie a fondamentali input dati dall’autricə stessa (tipo balloon informativi), veniamo a conoscenza di eventi rilevanti come “le leggi per la difesa della razza”, la riforma scolastica Gentile che aboliva l’insegnamento dello sloveno, e l’italianizzazione dei cognomi stranieri. Snaturare e soggiogare. Due attività tipiche dei regimi assolutisti.
Molte opere che hanno come tema centrale il fascismo hanno, in qualche modo, focalizzato le proprie attenzioni sull’estrema corruzione e mancanza di moralità dei carnefici, sul senso di libertà post-guerra e sulle sofferenze subite dal popolo ebraico. Qui io non conto, invece, racconta un altro aspetto di quell’epoca. Il fascismo e la situazione politica e bellica di quell’epoca hanno avuto conseguenze rilevanti anche in altre popolazioni, come quelle slave. Gli “s’ciavi“, se vogliamo utilizzare il termine dispregiativo che veniva utilizzato nei loro confronti. “Da una parte gli italiani che volevano appropriarsi delle terre. Dall’altra Hitler che definisce noi slavi un popolo di vermi brulicanti”.
Dal fascismo in Italia alla Jugoslavia guidata da Josip Broz (noto come Tito), passando per la Linea di Morgan e Nova Goriza, Qui io non conto, pur essendo un “racconto di guerra”, non perdere però l’altro fulcro e core centrale della trama: descrivere la quotidianità di una famiglia e di persone “qualunque”, fatta di speranze, difficoltà e sogni (“Il sogno di Miranda era panslavismo, l’unione di tutti i popoli slavi, in un unico stato, in un’unica bandiera“).
A questo contesto narrativo, si aggiunge lo stile di Anna Dietzel. L’artistə rimane fedele ai suoi dettami, dai volti felini espressivi ed incantevoli, alla colorazione pastello uniforme. Perché forse non lo avevo specificato, ma tutti i personaggi sono gatti antropomorfi. Sono quindi rimasto soddisfatto nel ritrovare ciò che mi aspettavo di vedere.
Le pagine non seguono logiche prestabilite, ma un flusso artistico tipico di una fetta della nuova generazione di artist*. Una libertà completa nella costruzione delle tavole, che trovo sempre invitante e “giocosa” nei confronti del lettore. Il richiamo a dettagli, oggettistica e utensileria, posta quasi casualmente nei layout delle pagine, permette di dare rilievo proprio ai quei particolari che rendono speciale la quotidianità e che, in qualche modo, identiticano e raccontano la storia di una famiglia. Curiosa anche la scelta, in certe tavole, di sovrapporre le cromie degli sfondi sui personaggi stessi, in un gioco di colori che va a toccare l’intera pagina.
Non siamo di fronte ad un nuovo Maus di Art Spiegelman (e i gatti antropomorfi, come il tema, aiutano il richiamo), ma sono estremamente soddisfatto della lettura. Un fumetto scritto con cuore e stile, e vagamente consigliato.
Copertina e considerazioni finali
Un’altra nota che ho piacevolmente apprezzato è la copertina di Qui io non conto. Più precisamente, la dualità con cui si contrappongono il titolo e l’immagine. Da una parte, un’affermazione estremamente negativa, che allude all’annullamento della persona, della sua essenza ed utilità. Dall’altra, invece, una gatta antropomorfa su una bicicletta, come a simboleggiare l’infanzia e l’innocenza. Il risultato è simbolico: la purezza qui non conta. Anche se sei giovane e con tanti sogni. Soprattutto se vittima di un potere più grande di te. E questo mi fa pensare proprio ad una scena molto emblematica all’interno del fumetto stesso. Ovvero, quando l’insegnate di Miranda categorizza quest’ultima come subumana bolscevica. Un rappresentante dell’istruzione che palesa razzismo e ignoranza. Nel luogo in cui, metaforicamente e letteralmente, si formano le società. A dimostrazione di una cultura ormai alla deriva e figlia di un indottrinamento malsano e corrotto.
Infine, il fatto che una storia del genere sia scritta da una persona appartenente alla mia generazione non è affatto scontato. È sufficiente pensare ai tempi che stiamo attualmente vivendo. La cronaca e la situazione sociale-politica, nazionale e internazionale, parla da sé. E la tendenza a sminuire (e/o voler ignorare) la storia e i suoi insegnamenti è dilagante e terrificante. Abbiamo bisogno di opere e testimonianze del genere. Per approfondire, capire, empatizzare e, infine, migliorare.
Anna Dietzel nella post-fazione di Qui io non conto, in riferimento a Miranda, scrive: “Raccontarti è stato come conoscerti una seconda volta e sono contenta di poter esser stata io a scrivere della tua, e nostra famiglia”. E noi siamo contenti di esser entrati, anche solo per un istante, in quella famiglia, in quelle difficoltà, in quel momento storico non così distante. Perché il fumetto è anche questo: arte, condivisione e informazione-comunicazione.
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