Graphic Novel

Ted, un tipo strano – L’Asperger raccontato da Émilie Gleason

Grazie all’iniziativa Seconde Chance di Canicola Edizioni, continua il nostro recupero di opere meritevoli; oggi tocca a Ted, un tipo strano, il fumetto rivelazione di Émilie Gleason. Pubblicato nel 2018, l’opera ha ottenuto un grande riconoscimento l’anno successivo, vincendo il Prix Révélation al Festival di Angoulême e il Prix BD Zoom di Ginevra. Nel 2020, Canicola ha reso accessibile al pubblico italiano questa intensa e vibrante storia.

Il fumetto racconta la vita di Ted, un ragazzo con la Sindrome di Asperger, adottando una narrazione in prima persona che ci immerge nel suo mondo percettivo. Per farlo, Émilie Gleason utilizza uno stile grafico audace, deformando forme e colori con toni quasi allucinatori. Questo approccio visivo non è solo un espediente artistico, ma uno strumento per farci vivere, almeno in parte, l’esperienza di Ted. L’autrice riesce a rendere il tema complesso e delicato con sorprendente essenzialità, mantenendo la narrazione accessibile e coinvolgente.

Ted, un tipo strano non è né un racconto biografico né una spiegazione didascalica sull’Asperger. O meglio, riesce a essere entrambe le cose, ma senza dichiararlo apertamente. Gleason ci mostra frammenti di vita quotidiana di Ted, scanditi da una routine rigida e rassicurante, fino all’evento che romperà il suo equilibrio. Da qui scaturisce quello che in psichiatria si definisce un “passaggio all’atto”, con conseguente scompenso, un momento critico che lo porterà a confrontarsi con le ombre del passato: una famiglia soffocante, il labirinto di visite specialistiche, le terapie farmacologiche. Il percorso lo conduce fino a un finale che lascia un senso di angoscia e impotenza.

Avendo lavorato a lungo in ambiti terapeutici e riabilitativi, ho trovato in Ted, un tipo strano molte dinamiche purtroppo familiari. Il fumetto riflette con lucidità e senza retorica un sistema in cui si alternano professionisti scrupolosi e altri superficiali, diagnosi tardive o addirittura sbagliate, famiglie inconsapevoli e strutture più orientate al contenimento che alla riabilitazione. La storia di Ted, seppur romanzata, si intreccia drammaticamente con la realtà di tanti pazienti psichiatrici.

Nella postfazione, Gleason rivela che Ted è ispirato a suo fratello, diagnosticato tardivamente con un disturbo (non specificato). Pur sottolieando di non essere un’esperta del settore, l’autrice riesce a restituire con straordinaria sensibilità il vissuto di molte persone neurodivergenti: la loro percezione del mondo, le difficoltà relazionali, le incomprensioni da parte delle famiglie e della società. E ci riesce anche meglio di chi, invece, esperto ci si professa.

Ted, un tipo strano è un’opera sincera ed emozionante. Non pretende di insegnare o fare la morale, ma ci invita a guardare con maggiore empatia una realtà scomoda, spesso ignorata da chi si considera “normale”.

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