
Letture vaghe – Parte 18
Prosegue la rubrica delle letture vaghe, il format dedicato a tutti quei fumetti che, per formato, caratteristiche o semplice scelta editoriale, non trovano spazio in un articolo completo: fanzine, autoproduzioni, antologie, spillati, manga e altre pubblicazioni che meritano comunque una segnalazione. La puntata di oggi è quasi interamente dedicata alle autoproduzioni e all’editoria indipendente, con un solo titolo proveniente dal fumetto d’oltreoceano.
Mana – Dina Omut
Mana è un fumetto scritto e disegnato da Dina Omut, artista nata in Romania nel 1996 che, al momento della pubblicazione, studiava all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Pubblicato da Hollow Press nel novembre 2023, è l’opera d’esordio dell’autrice. Si tratta di un fumetto interamente illustrato, privo di balloon e testo, che si ispira al folklore della Transilvania e mescola elementi grotteschi e psichedelici al surrealismo organico, richiamando una tradizione di illustrazione fiabesca perturbante.
La storia, molto breve, si sviluppa in poco più di 20 pagine e racconta di una protagonista, apparentemente una ragazzina, che, attraversando una porta sospesa in un bosco, si ritrova in una sorta di realtà oscura, in netto contrasto con quella luminosa da cui proviene. Qui trova un grosso fungo, che decide di portare a casa. Quello che inizialmente sembra diventare una sorta di amico, tanto da meritare un volto disegnato e un posto a tavola accanto alla protagonista, si rivelerà qualcosa di ben più grottesco e pericoloso.
Il fumetto di Dina Omut mi ha colpito sin dalla prima volta che l’ho visto. Mi è piaciuto tantissimo soprattutto per la sua resa visiva, già a partire dall’oggetto stesso: tenerlo in mano e sfogliarlo significa immergersi in illustrazioni ampie, dal grande respiro, minuziose e ricche di particolari. Il suo è uno stile bidimensionale che guarda a una tradizione fiabesca capace di trasformarsi in incubo, ma che, pur partendo da riferimenti riconoscibili, riesce a trovare una propria identità. Dina introduce infatti elementi peculiari e personali, soprattutto nella scelta dei colori.


In un fumetto del genere ci aspetteremmo una palette più psichedelica, dai toni accesi e aggressivi. L’autrice sceglie invece colori tenui, delicati, quasi confortevoli per l’occhio, che accompagnano il lettore in questo mondo bizzarro senza rinunciare alla sua componente inquietante. È proprio questo contrasto a rendere ancora più efficace il passaggio alle tavole finali, che abbandonano il colore per lasciare spazio a pagine interamente nere, sulle quali il segno bianco emerge con forza. Qui il disegno sembra implodere, concentrando tutta la propria forza visiva nel contrasto tra il fondo scuro e la ricchezza dei dettagli tracciati in bianco. Il risultato è particolarmente affascinante: la delicatezza cromatica che caratterizza le pagine precedenti lascia il posto a un’immagine più cruda e incisiva, che accentua la componente grottesca del racconto.
Mana è un fumetto che conquista innanzitutto attraverso le immagini e che dimostra come, anche senza parole, il disegno possa costruire un mondo, suggerire un’atmosfera e accompagnare una storia verso esiti perturbanti. Un esordio visivamente sorprendente, che merita senza dubbio di trovare un posto in libreria.


Se d’amore si muore, siamo morti noi – Bande Désolée
Bande Désolée è un collettivo composto da tre autrici: Alessandra Muto, in arte Alemu, collaboratrice di Santa Feira Fest e pubblicata anche da Renape Presenta con Fottutissima tenerezza nel maggio 2026; Giada Ionà, in arte Gigi Bagigi, designer, fumettista e illustratrice; e Sofia Cantelli, in arte Soldo di cacio, che vanta già diverse pubblicazioni nelle autoproduzioni a fumetti, tra cui una storia in Lapino n. 3 (maggio 2026), Brrrutal, realizzato insieme ad Almost Comics per Diamond Dogs Comics (settembre 2025) e Cercatrova sempre per Diamond Dogs (maggio 2025).
Nel giugno 2026, in occasione dell’ultimo Crack! Festival, le tre autrici realizzano il loro primo lavoro collettivo, Se d’amore si muore, siamo morti noi, il cui titolo riprende l’omonima poesia di Edoardo Sanguineti.
La fanzine è composta da tre storie più lunghe, una per ciascuna autrice, accompagnate da altre brevi storie, vignette e illustrazioni sciolte. Il tema che le attraversa è quello dell’amore, affrontato ogni volta attraverso un linguaggio e una sensibilità differenti.
Il fumetto si apre con Bar dei cuori infranti di Soldo di cacio, che affronta il tema dell’amore attraverso l’ambiguità delle parole e una resa visiva spigolosa e irregolare, capace di amplificare l’effetto surreale del finale. Molto apprezzabile anche il design caricaturale dei personaggi, che contribuisce a caratterizzare la storia e il suo tono.


La seconda storia, Arsi, realizzata da Alemu, è la più tenera e sentimentale delle tre. Attraverso una metafora, Alessandra ci mostra cosa significhi tenere viva la fiamma della passione. Il tratto è morbido ed espressivo, accompagnando il racconto fino al finale, dove si fa più dettagliato con l’accendersi del “fuoco”.
Infine, Gigi Bagigi realizza Cosa mi ha insegnato il formaggio sull’amore, un dialogo davanti, per l’appunto, a un tagliere di formaggi. Un confronto tra visioni quasi opposte su cosa aspettarsi dall’amore, ma soprattutto sulle conseguenze e sui rischi che comporta. La struttura, organizzata in vignette, lascia spazio soprattutto ai dialoghi tra i due personaggi, attraverso i quali emergono le diverse prospettive sul tema.
Ognuna delle tre autrici porta in questo lavoro collettivo la propria personalissima voce, tanto nel modo di approcciare il tema dell’amore quanto nello stile grafico. Ed è proprio questa varietà a rappresentare il punto di forza della fanzine: tre modi diversi di raccontare l’amore, che convivono senza perdere la propria specificità. Se d’amore si muore, siamo morti noi dimostra così come una voce collettiva possa nascere non dall’uniformità, ma dall’incontro tra linguaggi personali, capaci di arricchirsi a vicenda.


Storia di una firma (Interferenze) – lagazzaladra
Interferenze è il primo capitolo di Storia di una firma, un fumetto scritto e disegnato da lagazzaladra. Si tratta di un’autoproduzione intima e frammentaria, costruita attorno al conflitto tra la parte di noi che vorrebbe sottrarsi al mondo e quella che, nonostante tutto, continua ad affrontarlo. Al centro del racconto c’è una protagonista fragile e insicura, ostacolata da un coro interiore fatto di paure e giudizi. Di fronte alla sua esitazione reagisce la gazza, il suo “doppelgänger”: una figura affascinante e determinata. Se una si chiude in sé stessa, l’altra avanza; se una arretra, l’altra occupa lo spazio senza chiedere permesso. Una convivenza che, però, non sembra cancellare la fragilità o condurre a una risoluzione.
Interferenze non segue una sequenza narrativa lineare. Procede invece per frammenti, immagini, pensieri e illustrazioni che cercano di dare forma a uno stato emotivo. Particolarmente efficaci sono le pagine in cui lo spazio bianco viene progressivamente invaso dalle parole: le scritte si accumulano fino a confondersi, riproducendo visivamente il tormentoso coro interiore della protagonista. Nel racconto trova spazio anche l’amore, non come soluzione, ma come ulteriore elemento di instabilità.


Dal punto di vista grafico, lagazzaladra costruisce un bianco e nero essenziale, utilizzando il colore solo in alcune immagini. Un ruolo importante è affidato anche alla musica: alcune pagine sono accompagnate dal testo e dalle note di Tardi di Costanza Puma, in arte Coca Puma. Ascoltando la canzone durante una seconda lettura, si percepisce quanto riesca ad entrare nella condizione emotiva del racconto.
Storia di una firma non vuole insegnare nulla né offrire risposte. Come afferma la stessa lagazzaladra, alla base del progetto c’è l’idea “dell’arte per l’arte”. Al lettore resta il compito di attraversare i frammenti e coglierne le sensazioni. Interferenze è soltanto il primo capitolo; in futuro sarà seguito da Dissonanze, che potrà sviluppare ulteriormente il rapporto tra la protagonista e la gazza oppure condurre il progetto in una direzione del tutto diversa. Restiamo vagamente curiosi di scoprirlo.


Il presente è solo un pezzetto – Ale Rossi
Il presente è solo un pezzetto è l’ultima fanzine realizzata da Ale Rossi, pubblicata nel luglio 2026 e che abbiamo recuperato in occasione dell’ultimo Urca Festival. Ale Rossi lo avevamo già conosciuto come membro del collettivo bolognese Ohissa Crew, di cui vi abbiamo parlato e abbiamo intervistato in occasione del PRPR Fest 2025. Potete recuperare qui la nostra intervista.
Il presente è solo un pezzetto è una piccola fanzine di poco più di 30 pagine, realizzata interamente con pastelli a olio, senza ricorrere a matite o penne, attraverso uno stile vagamente naïf. Non si tratta di una vera e propria storia, quanto piuttosto del ritratto di un breve momento: una conversazione tra due personaggi, un uomo e una donna, durante una giornata trascorsa al fiume. Non ci vengono presentati e non sappiamo nulla di loro, se non quello che riusciamo a cogliere attraverso le loro parole.


Si parla di aneddoti, del nonno di uno dei due personaggi e di quanto fosse matto, di “storie fondative”. Ne emerge un momento intimo e dolce, un frammento di quotidianità che trova proprio nella sua semplicità la sua forza. Questa intimità viene ulteriormente amplificata dalla scelta stilistica dell’autore, che costruisce il disegno attraverso il colore anziché il contorno.
Le figure rosse si stagliano sui paesaggi azzurri e verdi, mentre le campiture irregolari restituiscono alle immagini un’immediatezza quasi infantile, spontanea, capace di accompagnare con delicatezza il tono della conversazione.
Questa è stata la prima occasione per affacciarci al mondo di Ale Rossi attraverso un suo lavoro individuale, al di fuori del progetto Ohissa Crew. In qualche modo, questa fanzine mi ha raccontato qualcosa di lui, qualcosa di piacevole da scoprire, anche se non saprei ancora definire esattamente cosa. È come se, attraverso quelle poche pagine, fosse riuscito a trasmettermi un sentimento difficile da afferrare e da tradurre in parole, ma che rimane una volta terminata la lettura. Ed è forse proprio questa la qualità più bella della fanzine: la capacità di restituire la delicatezza di un momento condiviso e di lasciarci addosso qualcosa, senza bisogno di raccontare una storia vera e propria.


#1000 Spider-man – Marvel Comics
Amazing Spider-Man ha raggiunto lo storico traguardo dei mille numeri. Per celebrare una tappa così importante, Marvel ha realizzato un albo speciale che affianca al nuovo capitolo della serie regolare sette racconti brevi. Come ben sapete, per questo numero sono state create moltissime cover, che vi abbiamo mostrato in un precedente post su Instagram. Per l’articolo di oggi abbiamo scelto l’ultima realizzata da Pepe Larraz, che trovo fantastica e una delle migliori tra quelle pubblicate per l’occasione.
Il cuore dell’albo è Ravaged, di Joe Kelly, Pepe Larraz e Federico Blee. La storia porta avanti la trama principale della serie, rivelando l’identità del nuovo villain e portando avanti la vicenda legata a zia May. Il colpo di scena era abbastanza prevedibile, ma rappresenta comunque un passaggio importante e prepara i prossimi sviluppi. La gestione di Kelly continua a sembrarmi di buon livello, mentre Larraz si conferma perfetto per l’Uomo Ragno: amo il modo in cui lo disegna e spero possa rimanere sulla serie ancora a lungo.
Dopo il capitolo principale troviamo Still Standing, di Noah Hawley, Patrick Gleason e Marcio Menyz. Il racconto immagina un Peter ormai anziano e ci regala una storia con protagonista Gwen Stacy. Una scelta che punta inevitabilmente sull’emotività. E funziona.
Requiem for a Goblin, di J.M. DeMatteis, Humberto Ramos, Victor Olazaba ed Edgar Delgado, è una storia dedicata al vecchio amico Harry Osborn. L’omaggio è coerente con l’impostazione dell’albo, che ripercorre alcuni dei personaggi più importanti nella storia di Peter Parker, ma è anche uno dei racconti che ho trovato vagamente meno riusciti. Non mi ha convinto particolarmente e credo avrebbe potuto offrire qualcosa in più.
Tra le storie che ho apprezzato meno c’è anche Tears of the Spider-Queen, di Frank Miller e Peach Momoko. La collaborazione riunisce una figura storica del fumetto americano e una delle autrici contemporanee più amate, ma il risultato mi è sembrato piuttosto inutile. Più che un contributo davvero significativo, sembra una scelta strategica per aggiungere due nomi di grande richiamo a un albo tanto importante.


Risulta più piacevole The Big Night, di Triple H, Rob Fee, Ed McGuinness, Mark Farmer e Matthew Wilson. Al di là della curiosità di trovare Triple H alla sceneggiatura, ho apprezzato questo breve racconto soprattutto per il modo in cui torna sul rapporto tra Peter e il buon vecchio zio Ben. A renderlo ancora più godibile contribuiscono i disegni del mastodontico Ed McGuinness.
The Gesture, di Brian Michael Bendis, Stuart Immonen e Marte Gracia, ruota attorno a un “gesto” di apprezzamento degli Avengers nei confronti di Spider-Man. Il racconto non è memorabile, ma ritrovare Immonen sulle pagine dell’Uomo Ragno è il vero punto di forza.
Of Webs and Six-Guns, di Larry Lieber, Giuseppe Camuncoli, Klaus Janson e Rachelle Rosenberg, porta Spider-Man in un’insolita avventura western. È un racconto di cui avrei potuto fare a meno, ma può contare sui disegni di Giuseppe Camuncoli, senza dubbio l’aspetto migliore della storia.
A chiudere l’albo è I Can Never Rest, di Dan Slott, Marcos Martín e Muntsa Vicente. È forse una delle mini-storie migliori dell’albo: torna alla notte in cui morì zio Ben, scegliendo come protagonista uno dei poliziotti che erano sulle tracce dell’uomo che lo avrebbe ucciso. L’idea è semplice ma efficace e offre una prospettiva diversa su una vicenda raccontata ormai innumerevoli volte.
Nel complesso, Amazing Spider-Man #1000 è un numero promosso, anche se non a pieni voti: un vago sufficiente-discreto. Un traguardo del genere, accompagnato dalla presenza di così tanti autori importanti, aveva inevitabilmente alzato moltissimo le aspettative. Alcune storie funzionano, mentre altre si limitano ad arricchire l’elenco dei nomi coinvolti. Non è il numero memorabile che un’occasione simile poteva far sperare, ma conserva un valore storico che va oltre la qualità dei singoli contributi. Ad altri mille numeri, Uomo Ragno! Qui per recuperare lo speciale Letture Vaghe del 2025 dedicato a Spider-Man!


Amen!! Ada si converte al cristianesimo?! – NullAttack
Nato nel 2000 a Lanciano e studente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, Francesco Bomba, in arte NullAttack, è un autore che è già passato diverse volte sulle nostre pagine, in particolare in occasione del nostro approfondimento su Zamk, il collettivo di cui fa parte. Insieme a lui e ad Anna Cinti, altro membro del collettivo, abbiamo inoltre avuto il piacere di inaugurare il nostro ciclo di incontri dedicato al mondo delle autoproduzioni.
Nei suoi lavori, NullAttack ci ha abituati a storie intrise di ironia, in cui situazioni bizzarre e paradossali prendono continuamente la scena. Una comicità che nasce spesso dall’assurdità degli eventi e dal modo in cui i personaggi si trovano ad affrontarli. Con Amen!! Ada si converte al cristianesimo?! l’autore conferma ancora una volta queste sue qualità.
Il fumetto si sviluppa in 32 pagine, con un disegno decisamente fumettoso e cartoonesco, accompagnato da una palette cromatica ristretta e ben definita. Anche la costruzione della gabbia richiama quella di un fumetto tradizionale da spillato, pur presentando una particolarità nel formato: le tavole si sviluppano in verticale, con un’impaginazione più stretta rispetto a quella standard.


La storia prende il via dall’avvistamento, da parte di Ada e Gigi, colleghi e commessi di una yogurteria, di un Mazzemarill, una creatura del folklore abruzzese che rapisce i bambini non battezzati. In seguito all’incontro, Ada confessa di non essere stata battezzata a sua volta; da qui si sviluppa una storia umoristica in cui il Mazzemarill cerca in tutti i modi di convertirla al cristianesimo e di battezzarla.
L’aspetto che mi ha colpito maggiormente è la grande capacità di Francesco di gestire i tempi comici. Non si tratta necessariamente di trovare battute sempre geniali, anche se le intuizioni particolarmente riuscite non mancano, quanto piuttosto di costruire una sequenza di ribaltamenti divertenti, inseriti nella storia con puntualità ed efficacia. Le situazioni si sviluppano in direzioni impreviste, sfruttando l’assurdità delle premesse e le reazioni dei personaggi per sorprendere il lettore. Come direbbe Liz Van Der Nüll, che ci accompagna nella nostra rassegna sulle autoproduzioni, si tratta di “un’ironia molto Gen Z”: irriverente, imprevedibile, ma soprattutto ricca di riferimenti lessicali appartenenti a quella generazione.
Personalmente, questo lavoro conferma ulteriormente quanto di buono abbiamo già visto e detto su Francesco Bomba. Un autore che, grazie alla sua capacità di costruire situazioni assurde e trasformarle in occasioni di comicità, continueremo a tenere bene d’occhio.


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